Uno stabiese istruiva gli adepti che aderivano all’associazione neonazista di Marigliano

Tiziano Valle,  

Uno stabiese istruiva gli adepti che aderivano all’associazione neonazista di Marigliano
Un fermo immagine tratto da un video della polizia mostra il materiale sequestrato durante l'operazione del Servizio Antiterrorismo che ha portato a 19 perquisizioni in tutta Italia nei confronti di altrettanti estremisti di destra, 28 novembre 2019. ANSA/POLIZIA EDITORIAL USE ONLY NO SALES

Hanno formato una cellula terroristica in provincia di Napoli, mettendo in piedi un’associazione sovversiva, di stampo neonazista, negazionista e suprematista denominata “Ordine di Hagal”. Hanno propagandato ideologie razziste e discriminazione religiosa attraverso chat e social network, progettando attentati contro militari e civili, dopo essersi formati nell’utilizzo delle armi. Ma ieri, dopo un’indagine della Procura di Napoli durata tre anni, sono finiti in carcere con l’accusa di associazione con finalità di terrorismo o di eversione dell’ordine democratico. A capo dell’organizzazione Maurizio Ammendola, 43 anni, residente a Maddaloni, presidente de “L’Ordine di Hagal”. Il suo braccio destro è Michele Rinaldi, 47 anni, di Avellino, che oltre a essere vicepresidente dell’associazione ha gestito un canale Telegram dedicato alla propaganda neonazista. Al loro fianco, Massimiliano Mariano, 46 anni, di Castellammare di Stabia, che ha avuto il compito di indottrinare tutti quelli che nel tempo si sono avvicinati alla cellula terroristica. Mentre il compito di procacciare nuovi proseliti e organizzare le riunioni è stato svolto da Giampiero Testa, 25 anni di Marigliano, amico di Anton Radomskyy, 27 anni, ucraino residente nel nolano, ora ricercato e considerato vicino agli estremisti di destra del suo Paese, dove forse adesso si trova per partecipare alla guerra con la Russia (leggi articolo in pagina). Per loro è stata applicata un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal gip del Tribunale di Napoli, Federica De Bellis, su richiesta della Procura di Napoli che ha coordinato le indagini con i pm Antonello Ardituro e Claudio Onorati, ed il procuratore Giovanni Melillo. Obbligo di firma, invece, Fabio Colarossi, 36 anni, di Roma, che secondo gli uomini della Digos – guidati dal dirigente Antonio Bocelli – si è occupato per conto del gruppo di fare propaganda neonazista su Facebook. Contestualmente sono state eseguite 26 perquisizioni domiciliari ed informatiche nelle province di Napoli, Avellino, Caserta, Milano, Torino, Palermo, Ragusa, Treviso, Verona, Salerno, Potenza, Cosenza, Crotone, nei confronti di altre persone, alcune indagate ed altre emergenti dalle indagini, poiché in contatto con le persone arrestate attraverso i social ed i canali dedicati nel complesso circuito nazionale neonazista. Nel corso delle perquisizioni sono state trovate e sequestrate armi bianche, pistole replica, e materiale come libri su Mussolini, Hitler, il suprematismo bianco, oltre che bandiere e foto evocative. Gli attentati Il gruppo ha fatto base a Marigliano e proprio la caserma dei carabinieri del comune del nolano era uno degli obiettivi della cellula terroristica. A manifestare la volontà di mettere a segno un attentato – secondo gli investigatori – sarebbe stato Giampiero Testa. Secondo gli investigatori era «chiari propositi omicidi contro i carabinieri di Marigliano», probabilmente per un precedente arresto per rissa, lesioni personali e porto di oggetti atti ad offendere risalente al 2016 e un’identificazione nel corso di un controllo avvenuto nel 2020, sempre a Marigliano. «Solo una volontà dichiarata, mai seguita da una condotta attiva», ha spiegato ieri in conferenza stampa Antonio Bocelli, dirigente della Digos. Anton Radomskyy, invece, avrebbe prospettato la possibilità di un attentato al centro commerciale Vulcano Buono. Una circostanza che emerge da un dialogo proprio tra Testa e Radomskyy. Quest’ultimo, nel corso di una conversazione intercettata a metà 2021, chiede all’amico di fare un attentato al centro commerciale utilizzando una granata da guerra della quale è venuto in possesso, suscitando la reazione del 25enne che lo interrompe subito temendo di essere ascoltato e dicendogli di «non dire queste cose». La propaganda Attraverso un canale Telegram, denominato Protocollo4, in cui venivano diffuse informazioni sull’attività de “L’Ordine di Hagal” e soprattutto si propagandava ideologia nazista, contro la religione ebraica, negazione della Shoa finalizzata al sovvertimento dell’ordine democratico. Stessa cosa è avvenuta anche su alcune pagine Facebook, gestite da alcuni appartenenti all’organizzazione anche attraverso profili falsi.

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