Tiziano Valle

Castellammare. Il Ministro della Giustizia proroga il carcere duro per il boss dei Cesarano

Tiziano Valle,  

Castellammare. Il Ministro della Giustizia proroga il carcere duro per il boss dei Cesarano

Nicola Esposito è ancora un boss del clan Cesarano, capace di dare ordini a chi è all’esterno per continuare a gestire la cosca di Ponte Persica. Per questo motivo il nuovo ministro della Giustizia, Carlo Nordio, ha firmato la proroga di altri sei mesi del 41-bis. Esposito, soprannominato ‘o mostro, dovrà continuare a scontare la sua pena al regime di carcere duro. Il boss del clan Cesarano dovrebbe essere scarcerato nel 2026, ma ha ancora alcuni processi che lo vedono imputato, in particolare per estorsione. Appena la settimana scorsa, la Procura Antimafia di Napoli ha chiesto per lui una condanna a 4 anni in primo grado per un’estorsione che sarebbe stata commessa ai danni del titolare di una catena di supermercati. A pesare sulla decisione di proroga della detenzione al carcere duro, per paradosso, è un recente procedimento giudiziario in cui Esposito è stato assolto. Il boss del clan Cesarano, infatti, era finito a processo assieme alla moglie e al nipote per l’accusa di usura ai danni di un albergatore stabiese. Un’inchiesta nata nel corso del lockdown per dimostrare che la famiglia di Nicola Esposito avesse concesso un prestito a tassi usurai a un imprenditore e sfruttando il periodo della pandemia, e le difficoltà economiche dell’albergatore, stesse provando a mettere le mani sulla struttura ricettiva. In primo grado, il boss del clan Cesarano è stato assolto, ma sono stati condannati a 5 anni e 2 mesi sua moglie Annunziata Cafiero (la richiesta era di 10 anni di reclusione) e a 3 anni e 2 mesi suo nipote Antonio Cafiero (la richiesta era di 6 anni). Nonostante l’assoluzione per Nicola Esposito, secondo l’Antimafia proprio quella sentenza conferma come la sua famiglia, nonostante la lunga detenzione del capoclan, proceda in attività delittuose. Insomma, secondo gli investigatori il boss ‘o mostro è ancora pienamente integrato nella cosca che da decenni detta la sua legge criminale tra la periferia di Castellammare di Stabia e Pompei. E per questo motivo, il regime del carcere duro è necessario per evitare che possa dare ordini all’esterno sulla gestione del clan Cesarano. Nicola Esposito è in cella dall’estate del 2014, quando i carabinieri del comando gruppo di Torre Annunziata riuscirono a scovarlo in un appartamento di Pompei, dopo una latitanza durata sei mesi. Nell’ambito dell’inchiesta Easy Mail, Esposito veniva individuato come il reggente del clan Cesarano, tant’è vero che poi è stato condannato per associazione di tipo mafioso, estorsione e porto illegale di armi da fuoco, aggravati dalle finalità mafiose. Un personaggio che si era legato alla cosca di Ponte Persica fin da giovanissimo partecipando anche alla pianificazione della clamorosa evasione del boss Ferdinando Cesarano dall’aula bunker del Tribunale di Salerno nel giugno del 1998. Un quarto di secolo dopo quella vicenda, Nicola Esposito non ha mai fatto passi indietro e continua ad essere considerato dall’Antimafia ai vertici della cosca di Ponte Persica.

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