La Flora di Stabia diventa una scultura, l’opera dell’artista Cesino donata al Mann

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La Flora di Stabia diventa una scultura, l’opera dell’artista Cesino donata al Mann

Il mistero sul suo volto l’ha resa ancor più celebre, elevandola anche ad icona sui francobolli francesi. Ma a risolvere l’enigma che per millenni ha accompagnato l’affresco della Flora di Stabia, ritrovato all’interno di Villa Arianna ed oggi conservato al Museo Archeologico Nazionale di Napoli, ci ha pensato l’artista stabiese Umberto Cesino, che ha immaginato il viso della Flora in una scultura in bronzo che nei giorni scorsi è stata consegnata a Paolo Giulierini, direttore del Mann e prossimo vincitore del Premio Internazionale di Archeologia Amedeo Maiuri. Una delegazione composta dall’artista Cesino, dal direttore artistico del Premio Maiuri, Carlo Manfredi, e dall’architetto ed ex funzionario della Soprintendenza Archeologica di Napoli e Pompei, Federico L.I. Federico, ha partecipato al cerimoniale per la consegna ufficiale della scultura della Flora al direttore Giulierini, proprio nelle stanze del Museo in cui è conservato lo splendido dipinto proveniente dagli scavi di Stabia, risalente alla prima metà del I secolo d.C.. Un affresco che rientra tra le più straordinarie espressioni del terzo stile pompeiano con vaghe reminiscenze ellenistiche. La figura femminile della Flora, dipinta su un fondo verde acqua, fu rappresentata di spalle, a piedi scalzi e abbigliata con un chitone giallo, mosso da una leggera brezza. E in fondo, nel guardare la parte posteriore della scultura, sembra di scorgere gli stessi tratti della donna raffigurata nel celebre affresco, con identica postura e abbigliamento. La vera novità è rappresentata dal suo volto, che il maestro Umberto Cesino ha scolpito rispettando quel profilo dolce che si scorge in parte dal dipinto. L’artista stabiese, tra l’altro, nelle prossime settimane rileverà l’impronta della mano del direttore Paolo Giulierini, che diventerà poi il calco di una scultura in bronzo che sarà posizionata in una teca nella “hall of fame” del Comune di Pompei, dove sono esposte le impronte delle mani dei vincitori del Premio Internazionale di Archeologia Amedeo Maiuri. Una sala in cui oggi si trova già il calco della mano dell’archeologo giapponese Aoyagi Masanori, vincitore della passata edizione del Premio Maiuri, per il quale la cerimonia per la consegna del prestigioso riconoscimento è avvenuta nello scorso mese di settembre con il sindaco Carmine Lo Sapio al Comune di Pompei. mdr

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