Soldi, viaggi e posti di lavoro: così i funzionari della Regione garantivano le concessioni in penisola sorrentina

Tiziano Valle,  

Soldi, viaggi e posti di lavoro: così i funzionari della Regione garantivano le concessioni in penisola sorrentina

Da Amalfi a Sorrento, passando per il porto di Massa Lubrense fino ad arrivare a Castellammare di Stabia e Torre Annunziata, si sarebbe formato nel tempo un cartello di società che si sono spartite le concessioni demaniali monopolizzando il settore dei trasporti marittimi, con la complicità di funzionari della Regione Campania e ufficiali della capitaneria di porto. Sono stati proprio gli uomini del corpo della guardia costiera, coordinati dalla Direzione Distrettuale Antimafia e dalla Procura di Napoli (pm Giuseppe Cimmarotta ed Henry John Woodcock) a incastrare i colleghi infedeli e a svelare un «sistema» che si basava sulle mazzette. Dieci le persone finite agli arresti domiciliari: i funzionari della Regione Campania Aniello Formisano, Rosario Marciano e Liberato Iardino; gli imprenditori Fabio Gentile, Salvatore Di Leva, Luigi Casola e Marcello Gambardella; gli architetti Aniello Portoghese e Francesco Cimmino; l’ex comandante della Capitaneria di Porto di Massa Lubrense e Capri, Giovanni Provenzano. Interdizione da pubblici uffici e obbligo di firma per Lorella Iasuozzo, dirigente dell’Unità Operativa Dirigenziale trasporto marittimo e demanio marittimo della Regione Campania, e per il sottufficiale della guardia costiera Pasquale Camera. Sottoposti all’obbligo di firma: Antonio Giannetto, ex comandante della capitaneria di porto di Amalfi; Achille Giglio, funzionario della Regione Campania; Vincenzo Cosenza, imprenditore di Piano di Sorrento; Flavio Palladino, Andrea Villaricca e Cosma Amendola, imprenditori di Amalfi. Nel lungo elenco degli indagati figurano, tra gli altri, gli ammiragli in quiescenza Antonino De Simone e Oreste Pallotta, l’imprenditore sorrentino Alfonso Ronca e Gianluigi Aponte, dominus del colosso delle crociere Msc. Per quest’ultimo, le accuse contestate sono di corruzione e traffico di influenze. L’inchiesta nasce dalla costituzione della Stabia Portum (leggi articolo in pagina), società che puntava a mettere le mani sul porto di Castellammare di Stabia, lasciando intravedere la regia del clan D’Alessandro, e si sviluppa consentendo agli investigatori di documentare una sfilza di presunti episodi di corruzione nei confronti di funzionari della Regione Campania e di militari. Tutti venivano ricompensati dagli imprenditori con mazzette, biglietti e card omaggio per navigare gratis nel golfo di Napoli, imbarcazioni per le gite familiari, assunzioni di parenti o amici, fino ad arrivare a feste di compleanno e regali di vario genere pagati dagli imprenditori. Tra gli episodi più eclatanti che vengono ricostruiti dagli investigatori c’è il mancato bando – per circa tre anni – per le biglietterie del molo Cassone ad Amalfi, dove le società continuavano a gestire il business senza nemmeno le proroghe. Le società favorite da questo sistema erano la Coast Lines srl, società cooperativa Sant’Andrea Rl, Alilauro Gru.So.N, Alilauro spa, Libera Navigazione del Golfo spa. Un vero e proprio cartello formato dagli imprenditori Fabio Gentile, Salvatore Di Leva, Luigi Casola e Marcello Gambardella che era riuscito a mettere fuori gioco la concorrenza, potendo contare su saldi rapporti con i funzionari della Regione Campania che oltre a omettere atti di competenza, provvedevano anche a fare soffiate sui bandi di gara, sulle istanze presentate da altri imprenditori e sui controlli che si sarebbero dovuti effettuare nelle aree affidate in concessione, fino a ritardare l’aggiudicazione delle gare per favorire gli accordi tra le società. A gestire i contatti con i funzionari della Regione Campania per conto delle società erano gli architetti Aniello Portoghese, di Torre Annunziata, e Francesco Schettino, di Castellammare. Tra i responsabili dell’ufficio demanio regionale più attivi nel sistema c’era invece Aniello Formisano di Torre del Greco, cugino omonimo dell’ex senatore di Alleanza Democratica, che aveva rapporti diretti con tutti gli imprenditori marittimi da Torre Annunziata fino alla costiera amalfitana e in diversi episodi – secondo quanto contestato dalla Procura – riusciva a incassare utilità di vario tipo. Per quanto riguarda le biglietterie c’era un sistema unico che finiva per favorire le imprese che facevano parte del cartello, penalizzando i concorrenti, che venivano minacciati – alludendo a rapporti con il clan D’Alessandro – quando provavano a vendere ticket per gite esclusive come quelle per la Grotta dello Smeraldo a Conca de’ Marini, vera e propria perla della costiera amalfitana. I personaggi corrotti erano disposti a tutto per mantenere saldi i rapporti con gli imprenditori, che gli garantivano vantaggi economici. A dimostrarlo è la vicenda delle autorizzazioni rilasciate per gli attracchi a Marina della Lobra, a Massa Lubrense alle imbarcazioni Apollo e Delfino, riconducibili agli imprenditori Di Leva e Aponte. Il regolamento del compartimento marittimo di Castellammare prevede che in quell’area non possono essere attraccate navi superiori ai 15 metri di lunghezza, salvo deroghe concesse – per competenza – dalla guardia costiera di Massa Lubrense e di conseguenza dalla Capitaneria stabiese. E qui entra in scena l’ex comandante della Capitaneria di Porto di Massa Lubrense, Giovanni Provenzano (in foto nel riquadro degli indagati), che provvede a far liberare l’intero specchio d’acqua antistante lo scalo nel corso delle prove d’ingresso e uscita delle imbarcazioni, obbligatorie per rilasciare il parere. Una mossa che non bastò perché nonostante lo specchio d’acqua libero, le dimensioni della nave Delfino consentivano solo manovre in retromarcia – vietate dal codice di navigazione – per l’uscita dal porto. Una questione di sicurezza che fu bypassata consentendo alle società di svolgere il servizio con navi che permettevano di imbarcare molti più passeggeri.

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