Alberto Dortucci

Torre del Greco, lettere e dolore per l’addio a Francesco

Alberto Dortucci,  
Folla a Santa Croce ai funerali del 24enne asfissiato dal gas in un residence a Milano. Lo strazio della mamma e il commosso ricordo della cugina: «Eri un angelo»

Torre del Greco,  lettere e dolore per l’addio a Francesco

Torre del Greco. «Hai lasciato questo mondo essendo amato: dalla tua famiglia, da tua mamma, dal tuo compagno Pietro, dai tuoi cari, dai tuoi amici». Lo straziante ricordo della cugina di Francesco Mazzacane – il giovane ucciso dal monossido di carbonio sprigionato da una caldaia difettosa del residence Linate di Novegro – spezza il silenzio irreale della basilica di Santa Croce. Al centro della navata principale la bara bianca è un pugno nella stomaco di familiari e amici del ventiquattrenne «emigrato» a inizio ottobre al Nord per un tirocinio alla Esselunga. La madre Maria Onesto è una maschera di dolore, lo sguardo fisso sul feretro come a ripercorrere l’ultima settimana da film dell’orrore: la telefonata da Milano, le prime e confuse notizie, l’incredibile scambio di identità fino all’identificazione all’obitorio. Un dolore insopportabile, solo lenito dalle dolci parole di don Aniello Di Luca – parroco della chiesa della Santissima Annunziata, a due passi dall’abitazione in cui era cresciuto Francesco Mazzacane – e del viceparroco di Cappella Bianchini, don Ciro Scala, chiamato a celebrare il rito funebre.

Il ricordo degli amici

In chiesa non c’era Pietro Caputo, il compagno del 24enne: il giovane di Torre Annunziata resta ricoverato al Niguarda di Milano dopo essere stato strappato miracolosamente alla morte. Ma era idealmente presente nel ricordo degli amici di Francesco. Vicino al carro funebre la scritta “show” – una parola usata tra gli amici – e palloncini colorati a portare direttamente in cielo il ricordo del 24enne. A cui dall’altare la cugina ha voluto dedicare una straziante lettera d’addio: «Sarai sempre protettore delle nostre anime e vite – le parole capaci di provocare un lungo brivido in tutta la basilica – Durante le notti passate insieme, mi confidavi con dispiacere immenso che ti mancava tanto il tuo papà: vogliamo credere che fosse arrivato il momento di recuperare questo tempo in un posto migliore. Affrontavi il dolore col sorriso, con le risate. Nel tuo stato di irrequietezza e di solitudine, ti ho visto cercare la felicità, che ha regnato nel momento in cui hai conosciuto Pietro. Hai lasciato questo mondo essendo amato: dalla tua famiglia, da tua mamma, dal tuo compagno Pietro, dai tuoi cari, dai tuoi amici. Il suono della tua risata non lascerà mai questa terra, potremmo percepirlo in ogni angolo». Anche qualche amico ha voluto lasciare un proprio ricordo della esperienze vissute con il giovane. Come Carmine, salito sull’altare per raccontare che «ci siamo conosciuti 15 anni fa e dal primo momento siamo sempre andati d’accordo. Ne abbiamo passate tante, bastava una chiamata e siamo sempre stati pronti a supportarci a vicenda. Adesso vorrei chiederti scusa, perché forse in parte per colpa mia hai sviluppato una riservatezza eccessiva, e forse proprio questo non ti rendeva sereno nel parlare con me di certi argomenti. Ti chiedo scusa, ma come sai io per te ci sono sempre stato». Poi l’uscita della bara bianca dalla chiesa e le mille domande di amici e parenti. A cui, adesso, dovrà provare a dare una risposta la procura di Milano.

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