Boscoreale, sparò e uccise il padre: adesso Criscuolo incolpa i medici

Mario Memoli,  

Boscoreale, sparò e uccise il padre: adesso Criscuolo incolpa i medici

Boscoreale/Sarno. Cominciato in Assise Appello a Napoli il processo a carico di Gaetano Criscuolo originario di Boscoreale ma residente a Scafati condannato in primo grado a 23 anni di reclusione con l’accusa di aver ucciso il padre Giuseppe in quello che per i giudici partenopei fu un delitto aggravato da futili motivi.

Per le difese del 48enne (assistito da Stanislao Sessa) non ci fu premeditazione nel delitto e il proprio cliente avrebbe sparato per intimorire o ferire il genitore senza la volontà di assassinarlo. Anzi, per quella vicenda ci sarebbe da valutare anche un’ipotesi di colpa medica da parte del personale sanitario dell’ospedale di Sarno (dove fu ricoverato il 75enne residente a Poggiomarino con ferite al volto e all’addome) che avrebbe provocato il decesso di Giuseppe Criscuolo.

In base a questa convinzione sarà chiesta ai giudici del secondo grado anche una perizia per stabilire le cause del decesso avvenuto tre anni fa proprio al “Martiri del Villa Malta”.  Tutto accadde il 16 novembre del 2019, quando il padre Giuseppe Criscuolo arriva in codice rosso nell’ospedale Martiri di Villa Malta di Sarno, gravemente ferito da alcuni colpi d’arma da fuoco.

Il 75enne, originario di Poggiomarino, troverà solo la forza di indicare il figlio come colui che avrebbe aperto il fuoco poco prima: lo riferisce a medici ed agenti all’interno dell’ospedale. Saranno però le sue ultime parole: Giuseppe Criscuolo, arrivato in condizioni critiche, finisce in coma per le ferite riportate. Coma dal quale non si riprenderà mai più: l’uomo muore dopo undici lunghi giorni di agonia.

Il litigio tra i due avvenne in casa, presso un domicilio ubicato al confine tra Scafati e Boscoreale. Dalle ricostruzioni portate avanti dalla Procura di Torre Annunziata, con il lavoro condotto sul campo dai militari, padre e figlio avevano discusso animatamente in quell’appartamento. Il figlio Gaetano  era così finito nel registro degli indagati (e arrestato), accusato prima di tentato omicidio e poi, dopo il decesso del padre, di omicidio vero e proprio.

Le indagini avevano riscostruito che prima della sparatoria i due avrebbero avuto una violenta lite, causata da futili motivi (legata a soldi). E proprio questa ipotesi avrebbe portato poi il figlio ad aprire il fuoco contro il padre, che muore dopo 11 giorni di ospedale. La sentenza del Tribunale di Torre Annunziata poi aveva riconosciuto il 48enne quale responsabile del delitto condannandolo a 23 anni di carcere. I

l prossimo 23 novembre si torna in aula a Napoli per la requisitoria della Procura generale dopo l’Appello presentato dai legali dell’imputato per il quale chiedono una rivisitazione della sentenza e una condanna quindi più mite rispetto alla stangata arrivata a giugno del 2021 dal Tribunale.

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