Gragnano. Infiltrazioni di acqua, danni alla tela del ‘700

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Gragnano. Infiltrazioni di acqua, danni alla tela del ‘700

Uno squarcio nella tela del Settecento, per opera del maestro Francesco Maria Russo, ne ricorda l’ultimo restauro eseguito nell’anno Duemila e lasciato come prova dei danni causati dalle infiltrazioni di acqua. Un taglio su quella che risulta essere la tela tra le più grandi in Europa, di circa 400 metri quadrati e realizzata per l’intera estensione del volta della navata centrale del Corpus Domini. Acqua che ancora continua, in parte, a minacciare il capolavoro del 1753 a causa dell’usura dei cordoli esterni che percorrono la parte alta dell’edificio religioso di piazza Aubry. Ed è per questo che pochi giorni fa è stato effettuato un sopralluogo certosino da parte degli esperti comunali, che ne hanno redatto una mappa degli interventi urgenti da fare per evitare il peggio. Un immobile che rientra nelle proprietà del municipio e che più volte ha mostrato segni di cedimento nella parte alta, con rischio di crollo anche di parte dei cornicioni. E’, dunque, partita la corsa contro il tempo per poter bloccare le perdite che, nel tempo, hanno rovinato la tela custodita nella chiesa edificata nel tardo Cinquecento. Un prezioso dipinto per opera dell’artista Francesco Maria Russo conosciuto soprattutto per aver affrescato il soffitto della Cappella Sansevero a Napoli. La tela regalata alla città di Gragnano rappresenta l’Esaltazione del mistero dell’Eucarestia e mette in risalto lo stile geniale dell’autore, che lascia senza fiato i visitatori che accedono per la prima volta nella chiesa del Corpus Domini, scrigno che custodisce un patrimonio inestimabile. A ricordare l’unicità della ricchezza d’arte, disseminata in ogni angolo della chiesa del Corpus Domini, è intervenuto, più volte, Giuseppe Di Massa (presidente del Centro di Cultura del Lattari Alfonso Maria Di Nola) che ha divulgato le sue pillole di storia della città di Gragnano, soffermandosi anche sulla complessità degli stili che contraddistinguono la chiesa di piazza Aubry: «La sua tendenza artistica, per opposizione al classicismo, dà importanza alla sensibilità e alle emozioni – ne precisava Di Massa – Si voleva colpire l’immaginario popolare con scene complesse che meravigliassero. E’ questa infatti la sensazione che si prova entrando ancora oggi per la prima volta nella chiesa del Corpus Domini di Gragnano, un vero e proprio capolavoro barocco, specie se si mette in funzione, anche con la semplice registrazione elettronica, il doppio organo, restaurato pochi anni fa dai fratelli Contarella. Il primo, seicentesco, addossato alla parete a destra, con stupendi intagli in legno che ricordano quelli del portale realizzato dal trentino Migliore nella seconda parte del ‘500 e donato dai Carmelitani del vicino Convento del Carmine; il secondo, veramente imponente a piedicroce realizzato nel 1901 da Zeno Fedeli, con 1.170 canne, un tempo azionato a mantice e con decorazioni ridondanti in oro zecchino».

Elena Pontoriero

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