Tiziano Valle

Inchiesta sulle concessioni demaniali: quattro comandanti della Capitaneria sott’accusa

Tiziano Valle,  

Inchiesta sulle concessioni demaniali: quattro comandanti della Capitaneria sott’accusa

C’è una figura che si staglia alta in uno scenario fatto di corruzione e mazzette, di funzionari pubblici e divise pronte a scendere a compromessi con gli imprenditori, garantendo piccoli o grandi favori. E’ quella dell’ammiraglio Pietro Vella, direttore marittimo della Campania, che rappresenta un esempio per la stragrande maggioranza degli uomini della guardia costiera che mantengono la schiena dritta e svolgono il loro lavoro nel rispetto della legge. Nel 2019 quando l’ex ammiraglio Antonino De Simone e l’imprenditore Salvatore Di Leva (entrambi indagati nell’ambito dell’inchiesta condotta dalla Dda e dalla Procura di Napoli) gli chiedono di mediare con il comandante della Capitaneria di Porto, Ivan Savarese che non voleva incontrarli, lui si rifiutò. In cambio di quel favore gli erano stati promessi biglietti per navigare gratis nel golfo di Napoli e verso le isole. Un esempio che addolcisce un’indagine in cui emergono presunti profili di responsabilità da parte di altri ufficiali della guardia costiera. Nella lista degli indagati infatti figurano Giovanni Provenzano (per lui sono scattati gli arresti domiciliari), Antonio Giannetto, Enrico Staiano e lo stesso Ivan Savarese, che negli anni sono stati al comando delle Capitanerie di Amalfi, Massa Lubrense, Capri, Sorrento e Castellammare di Stabia. Ad Amalfi, epicentro dell’inchiesta che ha portato all’arresto di 10 persone, secondo quanto contestato dall’accusa, il comandante Antonio Giannetto aveva rapporti diretti con l’imprenditore Marcello Gambardella, al quale attraverso una mail aveva inviato l’esposto presentato da una società concorrente al fine di concordare le domande e le risposte quando avrebbe dovuto ascoltarlo a sommarie informazioni. Un favore che sarebbe stato ricambiato con un’imbarcazione messa a sua disposizione per una gita in mare e trenta biglietti per la visita alla Grotta dello Smeraldo, a Conca de’ Marini. Sempre ad Amalfi, gli armatori avevano contatti anche con il sottufficiale Luigi Mauro, che in cambio d’informazioni d’ufficio avrebbe ricevuto gli stessi benefit. A Massa Lubrense su richiesta di Di Leva, attraverso l’impegno degli ammiragli in quiescenza Antonino De Simone e Oreste Pallotta, era stato trasferito da Capri, il comandante Giovanni Provenzano. Una mossa strategica per ottenere – secondo la ricostruzione della Procura – i pareri favorevoli all’ormeggio di imbarcazioni più grandi nel porticciolo di Marina della Lobra, per favorire i transfer dei turisti verso Capri. Una pratica scottante che è costata l’iscrizione nel registro degli indagati anche dell’ex comandante della Capitaneria di Porto di Castellammare di Stabia, Ivan Savarese, accusato di aver controfirmato quel parere senza i necessari approfondimenti alla relazione di Provenzano. Il responsabile di quel procedimento amministrativo era il sottufficiale Antonio Petrizzo, in servizio a Castellammare, che oltre a rilasciare l’autorizzazione era risultato in contatto anche con Antonino Staiano, nipote di Di Leva, al quale rivelava in anticipo informazioni sui nuovi orari d’accosto nei porti di competenza, in modo che le società potessero presentare esposti preventivi. Provenzano, oltre ai benefici economici dovuti al trasferimento da Capri a Massa Lubrense, secondo la Procura era diventato anche il fornitore privilegiato – attraverso una società intestata alla figlia – di generi alimentari per le società di Di Leva. Mentre Petrizzo era riuscito a ottenere il ritardo del trasferimento da Castellammare a Civitavecchia. Per la Procura i favori professionali venivano garantiti dagli ammiragli De Simone e Pallotta. Il primo avrebbe avuto in cambio una tessera per trasferimenti illimitati nel golfo di Napoli, il secondo un viaggio pagato a New York. L’ex comandante della Capitaneria di Sorrento, Enrico Staiano, invece, in cambio di informazioni avrebbe ottenuto vestiario per la guardia costiera, la riparazione di un motorino e la possibilità di utilizzare un gommone privato per motivi di servizio. Infine, c’è la vicenda di dell’ufficiale Pasquale Camera, che attraverso credenziali di colleghi estranei alla vicenda, per conto degli architetti Aniello Portoghese e Francesco Schettino si sarebbe introdotto nel portale informatico del Ministero per modificare – tra le altre cose – i dati delle concessioni demaniali. In cambio di pacchi alimentari e soldi. Tutte accuse dalle quali gli indagati potranno difendersi e sulle quali dovranno esprimersi i giudici.

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