Il piano regolatore del porto di Maiori modificato dalla Regione per favorire Alicost

Tiziano Valle,  

Il piano regolatore del porto di Maiori modificato dalla Regione per favorire Alicost

Il cartello d’imprese che gestiva quasi in regime di monopolio le concessioni demaniali e il trasporto marittimo in costiera amalfitana aveva tre grandi obiettivi: modificare i piani regolatori dei porti di Amalfi e Maiori, e mettere le mani sull’assegnazione della linea di trasporto passeggeri da e per le isole Eolie. Il più attivo a mettere in moto tutti i meccanismi necessari per riuscire in questo intento era Fabio Gentile, della società Alicost, che in questo caso sapeva di non poter contare solo sui consolidati rapporti con i funzionari della Regione Campania, ma sarebbe dovuto arrivare alla politica. A tal proposito, Gentile incontra Antonio Grimaldi coordinatore amministrativo dell’Ufficio di Presidenza della Commissione Trasporti e gli consegna tra le mani una bozza di quello che dovrebbe essere il nuovo regolamento – finalizzato a favorire i suoi interessi – per il porto di Maiori e successivamente una per tutti gli attracchi della costiera amalfitana, realizzate dall’architetto Aniello Portoghese che gli aveva consigliato di coinvolgere «l’assessore». Dai primi incontri di luglio 2018, si arriva a settembre quando proprio Gentile si lascia sfuggire al telefono con il socio Salvatore Di Leva che c’è stato un incontro tra Antonio  Grimaldi (non indagato in questa vicenda), la dirigente Lorella Iasuozzo e l’architetto Aniello Portoghese per scrivere il piano portuale di Maiori. Quel regolamento fa il suo iter, viene approvato e nell’aprile del 2019 viene pubblicato sul burc della Regione Campania. Il documento acquisito dalle forze dell’ordine e confrontato con il precedente piano regolatore del porto di Maiori, ha consentito agli investigatori di accertare che le modifiche effettivamente hanno favorito le società di Gentile perché il nuovo regolamento: ha ampliato gli spazi adibiti al traffico passeggeri e per le due testate dei moli di sopraflutto e sottoflutto, escludendo l’attracco libero di unità da diporto, ha di fatto introdotto anche l’attracco dei “charter”. Entrambe attività fiorenti per l’imprenditore di Furore. Una vicenda che racconta la capacità del cartello d’imprese di penetrare nel tessuto amministrativo e gestionale della Regione Campania, arrivando a ripiegare agli interessi privati quelli che in realtà dovrebbero essere spazi pubblici. Ancora una volta, tra l’altro, emerge come il controllo del settore marittimo in Campania rende quasi impossibile il rispetto della libera concorrenza. Chi non faceva parte del sistema, infatti, non aveva alcuna possibilità di sviluppare il proprio giro d’affari e anzi era costretto ad adeguarsi. Imprese schiacciate sotto il peso di uno sviluppo portuale dettato da pochi e che prevedeva vantaggi per pochi, senza vantaggi reali dal punto di vista economico e tantomento occupazionale per le comunità. tiva

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