Un sistema di bigliettazione unico per mascherare quello che in realtà era un consorzio di imprese che riuscivano a monopolizzare il settore dei trasporti via mare. Era questo il sistema trovato dagli armatori Fabio Gentile, Salvatore Di Leva e Salvatore Lauro per spazzare via la concorrenza, soprattutto delle piccole società che provavo a inserirsi nel settore, magari con l’ambizione di crescere. E’ questo uno dei tanti retroscena contenuti nell’inchiesta che alcuni giorni fa ha svelato il sistema illecito per il controllo del mare: concessioni demaniali in cambio di soldi e ha consentito alla procura di iscrivere sul registro degli indagati 44 persone, tra questi molti imprenditori eccellenti del settore. C’è un’azienda finita vortice d’affari per il monopolio dei biglietti. La società creata per mascherare questo consorzio era la Gescab (Gestione Servizi e Cabotaggio) che, grazie alla complicità dei funzionari regionali era riuscita a ottenere il totale controllo delle biglietterie in costiera Amalfitana. Basti pensare che solo sul molo Cassone ad Amalfi, nonostante le concessioni scadute nel 2017, le società avevano continuato a lavorare – senza nemmeno un provvedimento di proroga – fino al 2020. La Gescab, chiaramente, favoriva le imprese che facevano parte del cartello d’imprese indirizzando i turisti che dovevano raggiungere le isole del golfo verso i traghetti e gli aliscafi delle compagnie del consorzio mascherato. Un sistema chiuso, potente, perché metteva insieme i colossi del settore, che lasciavano spiragli solo alla Travelmar di Marcello Gambardella, che pur non facendo parte del consorzio poteva usufruire degli stessi servizi offerti dalla Gescab. Tutti i piccoli armatori erano di fatto esclusi e messi all’angolo da questo sistema creato apposta per schiacciarli. D’altronde il mercato dei trasporti marittimi in Campania era davvero un affare d’oro, come racconta lo stesso ex senatore Salvatore Lauro nel corso di una conversazione intercettata dalle forze dell’ordine. Lauro infatti si era lasciato sfuggire che 70mila euro di biglietti omaggio erano un buon investimento per un gruppo che riusciva a muovere un giro d’affari da 12 milioni di euro all’anno. I colossi del settore dunque si erano coalizzati per imporre il loro predominio nel business dei trasporti marittimi e ai piccoli imprenditori del settore non restava altro da fare, per difendersi, che ricorrere agli esposti e alle denunce per provare a scardinare un sistema di monopolio sui beni demaniali che garantivano guadagni solo per pochi. Un tema che purtroppo esiste ovunque lungo la costa campana e come dimostrano le indagini purtroppo attraverso la complicità di funzionari pubblici e anche di esponenti delle forze dell’ordine, pronti a piegarsi alla volontà dei grossi imprenditori in cambio di piccoli o grandi regali.

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