Una talpa al Ministero per la cricca dei porti. Nell’inchiesta anche un funzionario del dicastero delle Infrastrutture

Redazione,  

Una talpa al Ministero per la cricca dei porti. Nell’inchiesta anche un funzionario del dicastero delle Infrastrutture

La cricca che ha messo le mani sui porti della Campania e sui trasporti marittimi nelle isole del golfo di Napoli aveva una talpa all’interno dell’Ufficio Sid del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, ovvero la struttura che gestisce il Sistema Informativo del Demanio. Uno sportello digitale fondamentale per chiunque gestisca o punti a ottenere una concessione, che fu istituito nel 1993 con l’obiettivo di consentire una più veloce ed efficace gestione dei beni demaniali su tutto il territorio nazionale. Tant’è vero che bastava un click per accedere a un catasto aggiornato e verificare l’utilizzo di un bene e tutti i dati relativi al concessionario.Il problema è che gli architetti Aniello Portoghese, di Torre Annunziata, e Francesco Cimmino, di Castellammare, che gestivano uno studio associato a Boscoreale – a cui si rivolgevano la maggior parte dei concessionari da Torre Annunziata fino alla costiera amalfitana – erano riusciti a entrare in contatto con Pasquale Camera, militare della guardia costiera che era impiegato proprio nell’Ufficio Sid a Roma.

Nell’ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip di Napoli Maria Luisa Miranda, che la settimana scorsa ha portato all’arresto di 10 persone, tra cui Portoghese e Cimmino, si evidenzia che Camera aveva il potere di modificare la risultanze catastali e demaniali, avvantaggiando proprio i clienti dei due professionisti. La Direzione Distrettuale Antimafia e la Procura di Napoli che hanno indagato sulla cricca dei porti è riuscita ad accertare il collegamento tra il militare della guardia costiera e i due architetti. E soprattutto lo stratagemma utilizzato da Camera per provare a sfuggire ai controlli. Ovvero – sfruttando la sua posizione di amministratore del Sid – utilizzare le credenziali di altri funzionari pubblici per accedere al sistema. Una manovra necessaria per non attirare attenzioni su di sé, quando doveva arrivare a modificare dati sensibili. Una circostanza che si è verificata, ad esempio, per l’autorizzazione di una subconcessione a Monte di Procida, quando l’intervento del militare della guardia costiera avrebbe garantito l’accelerazione della pratica a un cliente dell’architetto Francesco Cimmino.

In cambio di questi favori, la presunta talpa dei professionisti dell’area vesuviana veniva ricompensata con generi alimentari (prosciutti, cesti natalizi) e altri tipi di utilità.Una vicenda che racconta ancora una volta come Portoghese e Cimmino fossero il vero motore di un sistema che gli consentiva di avere influenze sugli uffici regionali, dove sono stati documentati diversi episodi di corruzione, e addirittura in quelli del Ministero. Un pass par tout fondamentale per i concessionari demaniali che affidavano a loro la stragrande maggioranza delle pratiche lungo tutta la costa da Napoli a Salerno. Nel corso delle perquisizioni che furono svolte nel 2021, nell’ambito di questa stessa indagine, gli investigatori riuscirono a trovare all’interno di alcuni pc anche dei file excel in cui erano appuntati i nomi di decine di società con cifre variabili da 100 a 200 euro.

Alcune facevano riferimento al 2011, altre al 2013 e al 2019. L’ipotesi degli investigatori è che potesse trattarsi di una sorta di rendicontazione delle mazzette che nel tempo i due professionisti avevano elargito ai funzionari regionali per aggiustare alcune pratiche relative all’utilizzo dei beni demaniali. Soldi che – in alcuni casi – venivano nascosti in buste all’interno di casse di limoni, che gli imprenditori della costiera portavano negli uffici regionali. Uffici che secondo gli inquirenti erano completamente piegati al volere dei colossi del mare, a tal punto che si erano prodigati anche per modificare il piano regolatore portuale di Maiori sulla scorta di una bozza preparata dallo stesso Aniello, detto Ennio, Portoghese, per favorire la società Alicost di Fabio Gentile. Un sistema fatto saltare dall’inchiesta condotta dalla Direzione Distrettuale Antimafia e dalla Procura di Napoli, che attraverso le loro indagini adesso potrebbe portare a nuovi terremoti giudiziari nell’ambito di un settore che per troppi anni è stato controllato solo da pochi potentati che hanno lucrato su beni demaniali.

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