Alberto Dortucci

Torre del Greco, soffocò il figlio e poi lo trascinò in mare: la mamma-assassina rischia l’ergastolo

Alberto Dortucci,  
Il bimbo di 2 anni e mezzo venne asfissiato con una sciarpa. Si aggravano le accuse per Adalgisa Gamba, rinchiusa in carcere da 10 mesi

Torre del Greco, soffocò il figlio e poi lo trascinò in mare: la mamma-assassina rischia l’ergastolo
La sciarpa ripescata il giorno dopo la tragedia

Torre del Greco. Il piccolo Francesco – il bimbo di due anni e mezzo ripescato dalle acque gelide del lido Il Gabbiano la sera del 2 gennaio – non è morto annegato bensì soffocato e asfissiato con un indumento, verosimilmente una sciarpa. Quando venne trascinato in mare dalla mamma Adalgisa Gamba – semplicemente Gisa per familiari e amici, rinchiusa dietro le sbarre del carcere femminile di Pozzuoli dal 5 gennaio – il suo cuore, dunque, aveva già smesso di battere, per sempre. È l’agghiacciante esito dell’autopsia effettuata sul corpicino della piccola vittima del raptus di follia della donna contenuto all’interno dell’avviso di conclusione delle indagini firmato dal pubblico ministero Andreana Ambrosino – titolare dell’inchiesta sulla tragedia capace di scuotere un’intera comunità – e notificato nei giorni scorsi alla quarantunenne detenuta in cella.

Le nuove accuse

Sulla scorta dei risultati degli accertamenti condotti dal medico legale Antonio Sorrentino, la procura di Torre Annunziata ha «appesantito» il capo d’accusa per la mamma-assassina: Adalgisa Gamba ora dovrà rispondere di omicidio premeditato aggravato dalla circostanza di essere stato commesso ai danni di un discendente minore. I legali della quarantunenne – l’avvocato Salvatore Del Giudice e l’avvocato Michele Coppola – avranno ora venti giorni di tempo per presentare eventuali memorie difensive per provare a smontare la ricostruzione degli investigatori e per provare così a scongiurare il rischio dell’ergastolo per la donna. Ma gli esiti dell’autopsia, la convinzione dei magistrati guidati dal procuratore capo Nunzio Fragliasso, non lascerebbero particolare spazio a dubbi di sorta: il bimbo non è morto annegato – come ipotizzato in un primo momento, quando madre e figlio furono trovati completamente immersi a ridosso della scogliera di via Calastro – ma asfissiato. Nei suoi polmoni non c’era traccia di acqua, ma furono ritrovati filamenti vegetali nella trachea risultati compatibili – come accertato dai carabinieri del Ris di Roma – con un indumento. In pratica, la tesi degli investigatori, Adalgisa Gamba avrebbe prima soffocato il suo bambino e poi – in evidente stato confusionale – si sarebbe immersa in mare con il piccolo Francesco tra le braccia.

La notte da incubo

La tragedia costata la vita al piccolo Francesco avvenne intorno alle 22 di domenica 2 gennaio. La quarantunenne si era allontanata di casa con il figlio intorno alle 17, senza avvisare né il marito né i familiari. Da qualche mese Adalgisa Gamba era terrorizzata dal pensiero che il figlio di due anni e mezzo fosse autistico e aveva confessato la sua paura al cognato-dottore. Il bambino sarebbe stato sottoposto a controlli al termine delle festività natalizie per accertare se i timori fossero fondati o meno. Ma Gisa – descritta da tutti come una donna tranquilla e amorevole – non resse alla pressione del momento e, secondo gli investigatori, prima soffocò il figlio e poi si immerse in mare. La donna venne salvata da alcuni ragazzini presenti sul posto, richiamati dalle urla strazianti provenienti dalla scogliera. Sul posto arrivarono subito i carabinieri e il marito della donna: «Cosa hai fatto? L’hai ucciso», il primo impeto di rabbia dell’uomo. La donna confessò l’omicidio del piccolo, salvo poi ritrattare la propria versione dei fatti. Ora la chiusura delle indagini, ultimo step prima della richiesta di rinvio a giudizio.

@riproduzione riservata

CRONACA