Nome, spiaggia e opere a terra, La Mura svela il futuro di Marina di Stabia

Tiziano Valle,  

Nome, spiaggia e opere a terra, La Mura svela il futuro di Marina di Stabia

«Marina di Stabia non cambia nome, tantomeno il suo logo. Ma aggiunge un sottotitolo per presentarsi sul mercato internazionale con la dicitura Pompei Harbour». Giovanni La Mura, presidente di Marina di Stabia ha raccolto gli articoli di stampa e i commenti che sono seguiti all’annuncio della firma del protocollo d’intesa con il Comune di Pompei. Li legge con un sorriso amaro e nonostante la sua esperienza ammette di provare un sentimento di stupore.

La Mura, cosa la sorprende?

«Si tratta di un’operazione di marketing territoriale, che ci consente di aggiungere un brand che aumenta la nostra visibilità in tutto il mondo. Non riesco a comprendere le polemiche».

Anche Pompei avrà i suoi vantaggi.

«I turisti che alloggeranno a Pompei potranno contare su uno sconto del 50 per cento per i servizi dello Yacht Club e dello stabilimento balneare che andremo a realizzare».

Perché solo i turisti che alloggiano a Pompei?

«Ce l’hanno chiesto le associazioni degli albergatori e dei commercianti di Pompei, nell’ambito della convenzione. Se dovessero chiederlo anche da Castellammare non avremmo alcun problema a farlo. Anzi li invitiamo a contattarci».

La spiaggia che ha in concessione Marina di Stabia diventerà un lido privato?

«Abbiamo avuto un confronto con i commissari prefettizi e ci hanno suggerito di lasciare una parte libera, dove personalmente mi auguro si possano riversare soprattutto i residenti del rione Cmi continuando ad accedere dal consueto cancello. Nell’altra invece realizzeremo una struttura a disposizione dei diportisti e di tutti quelli che vorranno accedere, pagando solamente i servizi».

Darete in gestione la spiaggia?

«No, assolutamente. La forza di Marina di Stabia è sempre stata quella di gestire internamente tutti i servizi. Se riusciamo ad organizzarci in tempo partiremo nel 2023, altrimenti nel 2024».

Il sindaco di Pompei, Lo Sapio, ha parlato anche di collegamenti diretti con le isole.

«Già oggi ospitiamo dei charter che garantiscono questo servizio. Con la firma del protocollo sarà istituzionalizzato. Gli albergatori di Pompei potranno contattare uffici che sono già attivi all’interno di Marina di Stabia e organizzare il servizio per i loro ospiti. Abbiamo un discorso avviato anche con gli operatori di Vico Equense e ripeto, se volessero siamo ben felici di soddisfare eventuali richieste delle strutture ricettive di Castellammare».

E’ possibile che a Marina di Stabia vengano istituzionalizzati servizi di linea con traghetti e aliscafi?

«Oggi no. Se la Regione dovesse chiedercelo, faremo le nostre valutazioni. Il punto è che c’è una problematica di trasporti via mare molto più ampia di quello che si vuole credere e non a caso abbiamo un’interlocuzione aperta con Capri, già da qualche anno».

Ci spieghi meglio.

«Per le partenze e gli arrivi da Capri bisogna portare i turisti in penisola sorrentina, dove poi restano bloccati per ore nel traffico. Oppure a Napoli, con un viaggio molto più lungo. Questo è penalizzante per loro. Castellammare potrebbe rappresentare un’alternativa valida, ma ormai partono appena un paio di traghetti, perché quello che era il porto commerciale è stato trasformato nei fatti in un porto turistico, senza nemmeno un cambio di destinazione d’uso. In questo scenario sono i taxi del mare privati a garantire un’alternativa ed è un servizio che le strutture ricettive di Capri ci hanno chiesto di poter offrire anche da Marina di Stabia».

Si è parlato dei vantaggi di Pompei e di Marina di Stabia. Quali sarebbero i vantaggi per Castellammare?

«Guardi, io vorrei dire a chi oggi si sta affacciando alla vita politica che non sono loro ad attendere risposte da Marina di Stabia, ma il contrario».

Cosa vuole dire?

«Quando abbiamo iniziato a costruire il porto, via De Gasperi era la strada dove si facevano le corse dei cavalli. Non c’era nulla. Oggi molti hanno ricostruito, hanno aperto attività. Il problema è che non è stato fatto nulla per valorizzare il rapporto tra Marina di Stabia e la città “turistica” e non certo per colpa nostra».

A cosa si riferisce?

«Le potrei citare la chiusura delle Terme, i mancati collegamenti con l’area archeologica, l’arenile abbandonato o la riconversione della tratta ferroviaria di cui si parla ormai da vent’anni».

Marina di Stabia avrebbe dovuto realizzare le opere a terra, però.

«L’accordo per realizzare Marina di Stabia è stato firmato a Palazzo Chigi, con l’allora presidente del Consiglio dei Ministri Massimo D’Alema e prevedeva prima la realizzazione delle opere a terra e successivamente del porto turistico».

Poi cosa è accaduto?

«In consiglio comunale a Castellammare quell’accordo doveva passare solo per la ratifica, ma una ben conosciuta parte politica insinuò che potesse trattarsi di una speculazione e pretese, nonostante noi avessimo già versato un miliardo e mezzo di lire di oneri al Comune, che nella convenzione venisse inserita una clausola in cui c’impegnavamo a realizzare prima il porto».

Il porto è stato completato nel 2007. Cosa vi ha frenato nei successivi 15 anni?

«Marina di Stabia è stata inaugurata alla vigilia della più grande crisi economica mondiale dell’era moderna. Nel 2012 ci siamo trovati costretti a scegliere se investire le nostre risorse per salvare il Marina o realizzare le opere a terra. Abbiamo puntato sull’internazionalizzazione del porto. Una scelta che ci ha consentito di superare la fase critica e arrivare al 2018 con la presentazione di un progetto per le opere a terra».

Ma Marina di Stabia ha incassato soldi pubblici.

«Un attimo, su questo tema va fatta chiarezza. I finanziamenti pubblici riguardavano solo le opere a mare e su un investimento complessivo di 150 milioni di euro, Marina di Stabia ha incassato 31 milioni. Gli altri 120 milioni li abbiamo messi noi».

Quindi le opere a terra devono essere realizzate con fondi privati.

«Quando fu firmato l’accordo a Palazzo Chigi, Marina di Stabia aveva una linea di credito aperta per 60 milioni di euro per le opere a terra, a cui poi abbiamo dovuto rinunciare perché costava 50mila euro all’anno senza poterla sfruttare».

Puntate a riattivare quella linea di credito?

«Bisogna prima approvare il progetto».

A che punto siete?

«I nostri tecnici stanno preparando il Pua (Piano Urbanistico Attuativo), ma pare che la Conferenza di Servizi che si è conclusa nel 2021 non sia stata inserita nel Puc (Piano Urbanistico Comunale) e stiamo facendo verifiche assieme ai commissari prefettizi».

Volete realizzare case?

«A Marina di Stabia non è previsto nessun insediamento residenziale. E’ prevista la realizzazione di monolocali gestiti come strutture ricettive a supporto del porto turistico come ci sono in Sardegna o in Costa Azzurra. Questa parte va a sostituire il vecchio progetto del multisala, perché ormai non funzionano più. Poi ci sono l’albergo e il mercato del mare così com’erano stati previsti all’inizio, oltre alle piazze e all’arena per gli spettacoli».

In questo modo riuscireste a mantenere i patti sui livelli occupazionali?

«Marina di Stabia ha già dato risposte a 150 unità ex Cmc accompagnati al pensionamento o con incentivi all’uscita. Oggi tra dipendenti diretti e indotto impiega 200 lavoratori ed è la seconda realtà produttiva del territorio dopo Fincantieri. Con le altre attività che abbiamo in programma e con le opere a terra, questi numeri si andrebbero a raddoppiare. Ma c’è un’altra cosa che vorrei sottolineare».

Cosa?

«Marina di Stabia ha costruito dove non c’era nulla e a differenza di altri che fanno concorrenza sleale paga un canone di 800mila euro all’anno. Nel nostro porto ogni giorno, durante l’estate, si muovono circa duemila persone che spendono a Castellammare, riforniscono le cambuse delle loro imbarcazioni dai grossisti e nei supermercati del posto e spesso mangiano nei locali e fanno acquisti nei negozi stabiesi. I cittadini devono saperlo, perché per troppo tempo è stata fatta passare la storiella del porto chiuso che non dialoga con la città».

Marina di Stabia non è un porto chiuso?

«Non lo è mai stato. E’ un porto controllato, ma è necessario per la sicurezza. Chiunque vuole può accedere, lasciando il documento di riconoscimento all’ingresso, parcheggiando e godendosi la passeggiata, magari fermandosi a mangiare qualcosa».

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