Castellammare. Fucile d’assalto nascosto nel centro antico, quattro condanne

Tiziano Valle,  

Castellammare. Fucile d’assalto nascosto nel centro antico, quattro condanne

Un fucile d’assalto nascosto in un appartamento disabitato del centro antico di Castellammare di Stabia: condannati quattro componenti della famiglia Vitale, che da anni gestisce il traffico di stupefacenti nel quartiere Licerta. La pena più alta, 2 anni e 8 mesi di reclusione, per Maurizio Vitale. Due mesi in meno per Luigi Vitale. A chiudere le condanne a due anni di reclusione per Pasquale Vitale e un anno e 10 mesi per Fortunato Vitale. I quattro sono stati destinatari, a marzo scorso, di un’ordinanza di custodia cautelare. Secondo le accuse avrebbero nascosto, in un edificio di via de Turris, a Castellammare di Stabia, un fucile d’assalto calibro 7,62. L’arma è stata trovata dalle forze dell’ordine all’interno di una busta, nel sottotetto della palazzina. A incastrare gli indagati, le impronte digitali ritrovate sull’involucro che conteneva le armi. Impronte riconducibili ai sospettati che quindi sono tutti finiti sotto inchiesta. Esito di un’indagine partita nel marzo del 2021, quando venne ritrovata e sequestrata l’arma. E così è partita la richiesta di giudizio immediato per tutti i sospettati, che nella giornata di ieri ha portato alle condanne. Il collegio difensivo (composto dagli avvocati Francesco Romano, Giuliano Sorrentino e Antonio de Martino) ha ottenuto la continuazione dei reati, che ha consentito di abbassare le condanne rispetto alle richieste della Procura Antimafia che andavano dai 6 ai 9 anni di reclusione. L’inchiesta, oltre a far luce sul possesso di armi del gruppo, ha però ricostruito anche i contorni dell’impero economico della famiglia dei “mariuoli” del Centro Antico. Una dinastia specializzata nello spaccio al dettaglio di stupefacenti legata mani e piedi al più potente clan D’Alessandro. Un affare di cui Maurizio e Ciro Vitale, secondo gli inquirenti, sarebbero i principali promotori. Secondo quanto ricostruito dai pm il gruppo criminale, grazie alla vendita al dettaglio di droga, riesce a mettere insieme incassi record. Soldi riciclati in attività pulite, attraverso aziende satellite del gruppo con base nel Nord Italia. Retroscena svelati dai pentiti e in particolare dall’ex spacciatore Valentino Marrazzo e dall’ex sicario di Scanzano, Pasquale Rapicano. Racconti che hanno consentito alla Dda di far luce sui presunti interessi illeciti della famiglia dei pusher con base nel cuore di Castellammare di Stabia.

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