Alberto Dortucci

Voto di scambio a Torre del Greco: a giudizio la cricca di Buono & co.

Alberto Dortucci,  
Ultimo filone dell’inchiesta sulle elezioni del 2018. Scontro in aula sulle conversazioni estrapolate dallo smartphone di Simone Magliacano

Voto di scambio a Torre del Greco: a giudizio la cricca di Buono & co.

Torre del Greco. Alla vigilia della nuova corsa alle urne, arriva l’ultimo verdetto per lo scandalo del voto di scambio andato in scena all’ombra del Vesuvio in occasione delle elezioni del 2018: a giudizio l’ex consigliere comunale Mario Buono – in campo con la lista civica Forza Torre a sostegno della candidata a sindaco Romina Stilo – e i restanti imputati del terzo filone dell’inchiesta condotta dalla procura di Torre Annunziata.

Lo scontro in aula

L’udienza preliminare davanti al gup Fernanda Iannone del tribunale di Torre Annunziata è stata celebrata a un anno e mezzo dalle misure cautelari scattate a inizio aprile del 2021, al termine di una lunga serie di battute d’arresto dovute a incompatibilità dei magistrati.E in aula non sono mancate tensioni e momenti di scontro, legati in particolare all’utilizzabilità delle «intercettazioni» estrapolate dal telefono cellulare dell’ex assessore Simone Onofrio Magliacano, già condannato a trea anni di reclusione nell’ambito del filone principale dell’inchiesta. Il legale dell’ex esponente della Lega – l’avvocato Luigi Spadafora del foro di Napoli – ha contestato l’utilizzabilità delle chat ricavate dallo smartphone del «regista» dello scandalo elettorale, sottolineando come la difesa di Mario Buono non avesse potuto partecipare all’esame irripetibile. Un’obiezione davanti a cui il gup Fernanda Iannone si è lungamente ritirata in camera di consiglio, salvo poi rigettare l’eccezione perché non di competenza dell’udienza preliminare. Successivamente, l’ex consigliere comunale ha chiesto di essere stato ascoltato per ricostruire la propria versione dei fatti e per ribadire come – al netto delle dichiarazioni presenti sulla chat «incriminata» in cui Simone Onofrio Magliacano sosteneva di avere diviso i voti tra i suoi «comparielli» Stefano Abilitato e Mario Buono – non c’erano stati «accordi elettorali» con il commercialista-politico, come dimostrerebbe la completa assenza di contatti telefonici durante i mesi di avvicinamento alla corsa alle urne. Confermato, invece, il rapporto di amicizia con l’imprenditore Vincenzo Izzo a cui aveva «chiesto una mano» per le elezioni.

Il ruolo di Massella

La difesa del titolare della pescheria Don Do’ – noto come pisiello – ha rilevato la mancata attendibilità di Giovanni Massella, l’erede del boss ucciso in un agguato di camorra intorno a cui sono stati costruiti tutti i filoni dell’inchiesta sullo scandalo del voto di scambio. Una tesi «confermata» dalle contraddittorie dichiarazioni rese durante i processi a carico del politico-poliziotto Ciro Piccirillo – alla fine assolto dalle accuse di rivelazione di segreto d’ufficio e favoreggiamento personale – e dell’ex patron della Turris, Domenico Pesce.

I restanti imputati

Insieme al politico e all’imprenditore sono comparsi davanti al gup Fernanda Iannone il meccanico Gennaro Savastano, il ristoratore Gianluca Melluso – marito della candidata al consiglio comunale Ida Fiore – e il «solito» Simone Onofrio Magliacano.

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