Andrea Ripa

Massacrato di botte a San Giuseppe Vesuviano, lotta per non morire

Andrea Ripa,  

Massacrato di botte a San Giuseppe Vesuviano, lotta per non morire

Pestato brutalmente e lasciato sull’asfalto gelido nei pressi della stazione Circum di San Giuseppe Vesuviano, in una pozza di sangue. Senza forze e senza conoscenza. Così lo hanno trovato i carabinieri che, dopo le segnalazioni di alcuni pendolari che se lo sono trovati di fronte mentre tornavano a casa, sono piombati sul posto. Un massacro che per ora resta senza un movente mentre la vittima, un uomo di nazionalità bengalese, prova a combattere per restare aggrappato alla vita. È stato trasportato al pronto soccorso dell’ospedale di Nola, in codice rosso. Il quadro clinico è compromesso ed anche per i medici le probabilità che possa sopravvivere sono poche. Ha versamenti di sangue, emorragie interne oltre che costole completamente fratturate. Lo tiene in vita un respiratore e fino a quando le sue condizioni non migliorano non potrà nemmeno essere sottoposto a nessun intervento chirurgico. Insomma, servirà un miracolo. Chi lo ha ridotto così lo ha fatto con il chiaro obiettivo di ucciderlo, si è scagliato contro di lui con una violenza inaudita. Perché? È quanto stanno provando a scoprire i carabinieri che però dovranno prima fare i conti con un altro problema. Quell’uomo non ha un nome, né un cognome. La sua identità è completamente sconosciuta. A loro, agli uffici del Comune e anche agli uffici dell’Immigrazione di Napoli. Non risulta censito e questo può solamente significare una cosa che è arrivato in Italia clandestinamente. Ad accorgersene sono stati proprio i militari che non trovando alcun documento quando sono intervenuti hanno provato con il riconoscimento identificativo attraverso le impronte digitali. Un metodo usato spesso proprio per «registrare» gli stranieri che arrivano in Italia o che comunque varcano un altro paese. Ma le sue impronte non sono mai state prese. Chi sia per ora resta ignoto. Una storia assurda, oltre la violenza anche l’assenza di una identità che non solo impedisce di riconoscerlo ma anche di provare a capire quel pestaggio se sia il frutto di un tentativo di rapina finito male, o una vendetta per un movente più complesso. Difficile anche capire dove vivesse o chi frequentasse. L’uomo quando è stato ritrovato non solo non aveva i documenti di identità, ma era anche senza soldi e cellulare. Chi lo ha pestato lo ha fatto probabilmente con l’obiettivo poi di far sparire ogni prova. Gli investigatori stanno ora cercando di recuperare le immagini della videosorveglianza sia cittadina che quella interna alla stazione che può così iniziare a dare un primo punto di partenza all’inchiesta aperta su ordine della procura di Nola. Non si esclude, però, nemmeno l’ipotesi che il pestaggio possa essere avvenuto in un’altra parte e poi l’uomo abbandonato lì poco distante dal varco d’ingresso della stazione. Una ipotesi che poi giustificherebbe anche perché nessuno sarebbe intervenuto durante il pestaggio. Non si abbandona nemmeno l’ipotesi che il movente possa essere quello legato allo spaccio di droga visto che proprio l’area intorno alla Circumvesuviana è stata spesso al centro di controlli per episodi di cessioni di droga. In alcuni casi spacciatori stranieri sono stati anche sorpresi mentre cedevano le dosi a giovani minorenni. Tutto per una modalità più volte definita spaccio al minuto. Un episodio che però evidenzia anche l’emergenza che vive la città di San Giuseppe che da sempre registra il più alto numero di cittadini stranieri e molti proprio clandestini.

CRONACA