I video incastrano i ladri in 10 minuti di terrore
CRONACA
18 luglio 2023

I video incastrano i ladri in 10 minuti di terrore

Giovanna Salvati

Sono le ultime immagini di quei drammatici minuti a consentire agli inquirenti di riavvolgere il nastro e a consegnare la dinamica di una rapina studiata, pianificata e di un omicidio non previsto  ma per il quale nessuno dei quattro rapinatori si è mai pentito e forse non farà mai.

Uccidere quel pescivendolo, Antonio Morione, che ha osato reagire alla rapina, che ha osato minacciarli difendendosi con un coltello pur di difendere sua figlia, la sua famiglia, la sua attività e i suoi sacrifici. Poi il corpo di quell’uomo in una pozza  di sangue, il figlio che lo stringe e prova a svegliarlo mentre ascolta le ultime parole di un padre che lascia persino un indizio su chi sono i rapinatori.

E’ tutto racchiuso in quella sequenza delle immagini acquisite e che hanno ripreso l’intera rapina e gli attimi dopo. Le telecamere sono quelle delle pescheria: due obiettivi, uno all’esterno e uno all’interno. Le lancette dell’orologio segnano le 21.30. L’autovettura, una Fiat 500 rubata qualche giorno prima davanti allo stadio Arechi, arriva davanti alla pescheria Il Delfino. Antonio Morione è all’interno con la sua famiglia e alcuni clienti e sta lavorando.

E’ la vigilia di Natale. Un uomo resta in auto. Gli altri scendono. Un primo disarmato si dirige verso la cassa, Di Napoli resta invece  in appostamento in uno degli ingressi, un terzo nota il pescivendolo reagire nascondendo in un primo momento il borsello con i soldi, si reca all’esterno e prende la pistola che gli viene ceduta da Di Napoli – sempre secondo la ricostruzione degli investigatori. Rientra, la punta alla tempia della figlia e pretende i soldi mentre esplora il locale sul retro.

Morione impugna un coltello ed esce fuori verso l’auto e prova a forare una ruota. Di Napoli si rende conto che qualcosa non va e si avvicina all’auto, intanto l’auto fa qualche metro e il rapinatore all’interno capisce che qualcosa non va ma prima di darsi alla fuga si vendica. Punta la pistola verso Morione che si trova al secondo ingresso e gli spara.

Un solo colpo, fatale, al volto.  Morione si accascia a terra e suo figlio Tancredi lo volta per provare a rianimarlo: il padre gli pronuncia poche parole «song’ra Torre, e copp a lav» indicando via Sepolcri. Poi la corsa disperata verso l’ospedale ma per Antonio Morione non c’è più nulla da fare. In cella ora ci sono Luigi Di Napoli e Angelo Palumbo, altri due indagati invece a piede libero Francesco Acunzo e Giuseppe Vangone.

Una quinta persona avrebbe dato fuoco alla macchina ritrovata qualche ora dopo l’omicidio ma mai individuata. Chi abbia sparato per ora resta un mistero ma per gli inquirenti nè di Napoli e nè Palumbo. Quell’uomo con la sete di vendetta è quindi ancora libero.

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