Interrail: migliaia di giovani in viaggio sulle orme dei Grand Tour
COME CANDIDARSI
6 novembre 2025
COME CANDIDARSI

Interrail: migliaia di giovani in viaggio sulle orme dei Grand Tour

E' possibile presentare la domanda. Si ha diritto anche a sconti su soggiorni, attività e visite nei musei. In Italia sono disponibili circa 5mila pass
Alessandra Boccia
  • I 40 anni di Schengen
  • Il Grand Tour
  • L’invenzione rivoluzionaria
  • Il primo Interrail nel 1972
  • L’intento dell’Unione Europea
  • L’iniziativa DiscoverEu
  • Il viaggio
  • Chi può partecipare
  • Viaggiare in gruppo
  • La selezione
  • Per saperne di più
  • Il vademecum

 

Il fischio che annuncia la partenza di un treno è un suono metallico e antico. Interrompe il vocio della stazione, la voce dell’altoparlante. E’ l’inizio di un’avventura infilata nello zaino. Partire non per arrivare, ma per attraversare, per lasciarsi sorprendere dagli angoli nascosti delle città, dai volti sconosciuti che diventano compagni di viaggio per un momento. Tutto questo è l’Interrail Europa, che un tempo era l’epico «Grand Tour», e che offre ai giovani l’opportunità di godersi l’Europa assaporandola panorama dopo panorama, città dopo città, attraversandola in un vagone scandito dai ritmi di un viaggio lento che promette la riscoperta del tempo perduto.

 

I 40 anni di Schengen

Dal 30 ottobre, in occasione dei 40 anni di Schengen, l’iniziativa «DiscoverEU» ridà la possibilità a migliaia di diciottenni di viaggiare gratuitamente tra 33 Paesi europei. E di questi, 4.888 saranno essere italiani. L’Interrail Europa nasconde qualcosa di più profondo, ovvero il ritorno a un modo di viaggiare che ha fatto la storia della cultura europea. Ed è questo il vero fascino che deve spingere i ragazzi ad interessarsi a questa iniziativa. In fondo, viaggiare in treno è, da sempre, una forma di pensiero in movimento. «Le città si muovono per chi le attraversa in treno», scriveva Victor Hugo, e in quella frase c’era già tutto: il viaggio lento come modo di guardare, il tempo che si dilata, il paesaggio che diventa narrazione.

 

Il Grand Tour

Nel Settecento, viaggiare non era un passatempo, ma un rito. Il giovane europeo intraprendeva il Grand Tour, un lungo pellegrinaggio laico alla ricerca della bellezza e della conoscenza. Goethe, che partì per l’Italia nel 1786, scrisse nel suo Viaggio in Italia: «Là dove la natura e l’arte si danno la mano, sento di ritrovare me stesso». Era questo, il senso del viaggio: non scoprire luoghi, ma ritrovare la propria misura dentro di essi. Il Grand Tour non aveva fretta, né confini: era un cammino di formazione, un esercizio di sguardo. Ogni sosta diventava un capitolo, ogni città un maestro. Stendhal, nella sua Vie de Henry Brulard, confessa che «l’anima si dilata» di fronte a un paesaggio osservato con lentezza. Era già, allora, una lezione contro la velocità: capire che vedere non è consumare, ma lasciare che il tempo ci attraversi. Ogni panorama, ogni piazza o caffè visitato con calma, diventava un tassello della propria crescita interiore.

 

L’invenzione rivoluzionaria

Poi arrivò il treno. I binari cominciarono a cucire l’Europa come una trama d’acciaio. Le distanze si accorciarono, ma il tempo si allungò: nel finestrino, il mondo si offriva in sequenza, come un film che non si può mettere in pausa. Per la prima volta, viaggiare divenne un’esperienza collettiva. Il treno portava con sé la democrazia del movimento: nei vagoni sedevano fianco a fianco borghesi e contadini, studenti e poeti, lavoratori e sognatori. Si dice che i treni francesi del XIX secolo fossero i primi luoghi in cui persone di classi diverse potessero condividere lo stesso spazio senza rigidità sociali. Nietzsche lo capì presto: «Solo chi è in cammino impara a pensare». Nell’Ottocento, la ferrovia trasformò anche la letteratura. Zola la fece correre nei suoi romanzi come simbolo di progresso e destino. Proust ne fece un varco nella memoria: «I veri paradisi sono i paradisi che abbiamo perduto». E ogni viaggio in treno, in fondo, è questo: un ritorno a qualcosa che non c’è più, ma che vive dentro il movimento. Il rumore ritmico dei binari diventa allora un tempo sospeso, un battito che accompagna pensieri e emozioni.

 

Il primo Interrail nel 1972

Nel 1972, il sogno ferroviario contagiò una generazione. Nacque l’Interrail, il biglietto che apriva i confini dell’Europa ai giovani. Zaini, mappe stropicciate, stazioni notturne, caffè improvvisati su banchine sconosciute: l’Europa diventava una casa mobile, un mosaico di incontri. La versione popolare del Grand Tour, ma con la stessa fame di mondo. Come scriveva Robert Louis Stevenson: «Non viaggiamo per fuggire dalla vita, ma perché la vita non ci fugga». Ogni viaggio Interrail era un piccolo romanzo di formazione: amicizie nate su un sedile, amori durati il tempo di un cambio, solitudini condivise davanti a un paesaggio che passava come un sogno. Era un’Europa vissuta, non spiegata; respirata, non teorizzata. È un invito a rallentare, a conoscere l’Europa come un organismo vivo, fatto di binari e incontri. È un modo per tornare a credere nel viaggio come strumento di identità. Goethe, ancora lui, scriveva che «viaggiare serve non tanto a vedere ciò che non si è mai visto, ma a pensare in modo diverso».

 

L’intento dell’Unione Europea

Forse l’Unione Europea, nel promuovere questo programma, lo sa: che non c’è Europa senza movimento, e non c’è movimento senza curiosità. Il primo treno ad alta velocità europeo, il TGV francese, inaugurato nel 1981, percorreva 260 km/h: la velocità non ha tolto la poesia del viaggio, ma ha offerto nuove prospettive su come percepiamo lo spazio e il tempo. Per i ragazzi italiani, l’Interrail è una chiave che apre le porte di 33 Paesi europei ma anche l’immensità delle città d’arte come Roma, Firenze, Venezia, Napoli e Milano, ma anche i luoghi meno conosciuti, che offrono itinerari affascinanti. Guardando le statistiche degli ultimi anni, tra gli itinerari più gettonati c’è il classico «Nord-Sud» con tappe a Milano, Venezia, Firenze, Roma e Napoli, un percorso che attraversa le principali città d’arte italiane. Oppure quello del «Nord Italia», quello del «Mezzogiorno» . Per quantop riguarda l’Europa, le destinazioni più popolari tra i giovani italiani sono Parigi, Berlino, Barcellona, Amsterdam e Zurigo.

 

L’iniziativa DiscoverEu

’Unione europea ha annunciato l’iniziativa DiscoverEu per celebrare i quarant’anni dell’accordo di Schengen, che ha aperto le frontiere interne del continente ao cittadini degli Stati membri. Nei prossimi giorni (tra il 30 ottobre e il 13 novembre) sarà possibile aderire al programma per viaggiare in tutta Europa con un solo pass, senza dover acquistare biglietti.

 

Il viaggio

Il “grand tour” potrà durare da uno a trenta giorni, si potrà partire dal primo marzo 2026 e per gli italiani sono disponibili quasi cinquemila posti (4888). I viaggi saranno quasi esclusivamente in treno (seconda classe o economy), con delle eccezioni per chi vive in isole o in zone remote e solo per il viaggio iniziale e finale. Chi verrà selezionato riceverà anche una carta di sconto, con la quale potrà usufruire di alloggi, eventi culturali, sportivi e trasporti locali a prezzi agevolati. Il trasporto locale non è compreso nel pass.

 

Chi può partecipare

L’iniziativa è riservata ai diciottenni. I requisiti per partecipare sono diversi. Come non aver già partecipato al programma; essere nato tra il primo gennaio e il 31 dicembre 2007 (compresi); inserire il numero di carta d’identità, passaporto o carta di soggiorno (potranno viaggiare quindi anche i cittadini non europei che vivono regolarmente nel continente); essere cittadini di uno degli Stati membri, territori d’oltremare compresi, oppure di Islanda, Liechtenstein, Macedonia del Nord, Norvegia, Serbia e Turchia che, pur non essendo membri Ue, sono associati al programma Erasmus+. Chi rientra nei requisiti dovrà poi partecipare a un quiz da cinque domande a risposta multipla più una di spareggio, a meno che non decida di viaggiare in gruppo (in quel caso basterà che partecipi al quiz solo il candidato che fa la richiesta). I diciottenni britannici residenti nel Regno Unito non potranno partecipare, tuttavia i britannici che risiedono in un Paese membro o associato a Erasmus+ potranno farlo.

 

Viaggiare in gruppo

DiscoverEu consente anche di viaggiare insieme (fino a quattro persone) purché tutti soddisfino i criteri e utilizzino lo stesso codice di chi si è candidato. Si può viaggiare anche insieme a cittadini maggiorenni, che però dovranno pagarsi le spese. Se un membro del gruppo (o il capogruppo) annulla il viaggio, la sua decisione non inciderà sugli altri, che potranno partire senza problemi, ma chi si ritira non può essere sostituito.

 

La selezione

I pass vengono assegnati in base a un sistema di quote, per far sì che i giovani di tutti i Paesi possano avere l’opportunità. Il numero delle quote è proporzionale alla popolazione di ogni Stato: ad esempio la Germania ne ha più di tutti (6837), poi vengono la Francia (5540) e l’Italia con 4888. Il sito di DiscoverEu spiega che «se per determinati Paesi il numero di candidati è inferiore alle quote nazionali stabilite, i pass rimanenti saranno redistribuiti fra i candidati residenti in Paesi in cui il numero di candidati è superiore alle quote stabilite».

 

Per saperne di più

In caso di dubbi e domande, sul sito di DiscoverEu è anche disponibile una pagina con le domande più frequenti. Ad esempio si legge che chi ha una carta d’identità o un passaporto in scadenza potrà utilizzarla per candidarsi, purché al momento del viaggio siano già in possesso di quella nuova o comunque bisognerà avere un documento valido.

 

Il vademecum

Esiste anche un vademecum “ufficiale” che fornisce ai giovani tutti i consigli necessari per un’esperienza indimenticabile. Il primo consiglio è quello di pianificare, almeno in parte, l’itinerario del viaggio, nonostante il principale vantaggio dell’Interrail Pass consiste proprio nella libertà di movimento. L’Interrail Pass consente di viaggiare sulla maggior parte dei treni, tuttavia, per alcune tratte, in particolare sui treni ad alta velocità, su quelli notturni o sugli itinerari più popolari, è necessario prenotare il proprio posto a sedere.