Santa Maria Capua Vetere, scoppia la protesta: i penalisti scrivono a Nordio
CRONACA
27 novembre 2025

Santa Maria Capua Vetere, scoppia la protesta: i penalisti scrivono a Nordio

Rita Inflorato

Napoli. Violenze in carcere, i penalisti scrivono al Ministro Nordio

Nel silenzio teso delle aule giudiziarie, dove si cerca di dare forma alla verità su una delle pagine più oscure della detenzione italiana, arriva un grido che non vuole restare inascoltato. A lanciarlo sono i penalisti del Foro di Santa Maria Capua Vetere, guidati da Alberto Martucci, che hanno scritto al Ministro della Giustizia Carlo Nordio e alla Presidente della Corte d’Appello di Napoli, Maria Rosaria Covelli .

Al centro della protesta, un cambio improvviso e inatteso: la sostituzione del presidente del collegio della Corte d’Assise nel maxi-processo sulle violenze consumate nel carcere di Santa Maria Capua Vetere.

Il giudice Roberto Donatiello, già destinato alla Corte d’Appello da inizio anno, aveva continuato a presiedere il collegio grazie a una proroga temporanea, ritenuta necessaria vista la delicatezza e la complessità del processo: 105 imputati, tra agenti penitenziari, funzionari del Dap e sanitari dell’Asl. Una scelta di continuità, di responsabilità. La stessa continuità che, agli occhi dei penalisti, non è stata invece messa in discussione per il pubblico ministero Alessandro Milita, anch’egli trasferito ma ancora al lavoro sul procedimento. Due ruoli diversi, stessa situazione giuridica: eppure, secondo gli avvocati, due pesi e due misure.

È da questa frattura che nasce la protesta. Una protesta che ha attraversato i corridoi del Tribunale e ha portato allo sciopero del 24 novembre, culminando in un confronto con le Camere Penali di tutta la Campania e dell’Unione nazionale. Da quell’incontro è nato il documento ora sul tavolo del Ministero della Giustizia e dei vertici del distretto napoletano.

In quelle pagine non c’è solo una lamentela tecnica: c’è la richiesta accorata di un chiarimento, di una spiegazione che restituisca coerenza e trasparenza a un processo che porta sulle spalle il peso di ferite ancora aperte, quelle dei detenuti e quelle dello Stato stesso.  In una vicenda così fragile, così esposta al giudizio pubblico e alla storia, ogni scelta pesa come una sentenza.