Castellammare. Intrecci politica e clan, il boss intercettato: «Io amico dei consiglieri uccisi»
CRONACA
10 dicembre 2025

Castellammare. Intrecci politica e clan, il boss intercettato: «Io amico dei consiglieri uccisi»

Metropolis

I rapporti tra la politica e la camorra stabiese sono all’attenzione della Procura Antimafia, finiscono al centro del dibattito pubblico, mettono in discussione la tenuta amministrativa della città, ormai da anni. Per risalire all’origine di questi rapporti deviati, che hanno condizionato lo sviluppo di Castellammare di Stabia, bisogna sciogliere nodi irrisolti da decenni. A partire dagli omicidi dei consiglieri comunali Sebastiano Corrado e Gino Tommasino, del 1992 e del 2009, ancora oggi coperti da un alone di mistero. Un tema di cui parla anche la camorra, come si evince da un’intercettazione registrata dalla squadra mobile di Napoli nell’ambito dell’inchiesta sull’omicidio di Corrado, per la quale la Procura Antimafia ha presentato richiesta di archiviazione a novembre del 2022. Intercettazione che tuttavia potrebbe finire agli atti del processo ai presunti mandanti del delitto di Tommasino, che invece riparte domani. Perché a parlare sono due boss come Pasquale D’Alessandro e suo zio Luigi, alias Gigginiello, che affrontano proprio i temi dei rapporti con la politica e degli omicidi eccellenti, durante una conversazione registrata dalle microspie. Parole che confermano il teorema della magistratura sulle infiltrazioni della criminalità organizzata nella cosa pubblica, i rapporti con la politica stabiese e che dal punto di vista penale, paradossalmente, sembrano confermare che Pasquale D’Alessandro e suo zio Luigi (inizialmente sospettati) non c’entrerebbero nulla con quei delitti. Il motivo è semplice: Pasquale D’Alessandro afferma di aver avuto buoni rapporti sia con Tommasino che con Corrado. E addirittura a chi gli affibbiava una vicinanza con esponenti di Forza Italia per via dei collegamenti con Nicola Cosentino e la famiglia Cesaro, lui aveva ribadito di «essere del Pd». Al di là del peso delle intercettazioni dal punto di vista investigativo, c’è un dato – nell’ambito del processo ai presunti mandanti del consigliere Gino Tommasino – a cui non si sfugge. I suoi killer avevano la tessera del Partito Democratico in tasca e qualcuno ha voluto o favorito il loro ingresso nel circolo stabiese. Chi avesse questi rapporti diretti con esponenti del clan non è mai stato chiarito nemmeno dalla politica stabiese e il sospetto degli investigatori è che non fosse Tommasino, che appena due anni prima del suo assassinio – nel 2007 – era arrivato fino alla trasmissione Striscia la Notizia, per denunciare irregolarità sul tesseramento all’interno del suo partito. Rapporti opachi che rimandano alla situazione che Castellammare ha continuato a vivere nel corso degli anni, che hanno portato allo scioglimento del consiglio comunale del 2022, e che oggi fanno aleggiare nuovamente lo spettro delle infiltrazioni della criminalità organizzata in municipio. Tra le mani dell’Antimafia ci sono verbali di collaboratori di giustizia che hanno offerto spunti investigativi sui rapporti tra camorra e politica, anche in tempi recenti, su cui la Procura è già al lavoro da diversi mesi.