Affare prostituzione nei centri massaggi: condannati imprenditori di Pompei e Scafati
Prostituzione nei centri massaggi gestiti da marito e moglie a Scafati e Salerno: arrivano le condanne per le quattro persone ritenute i “gestori” di fatto del giro a luci rosse. Davanti al giudice Carlo Bisceglia del tribunale di Nocera Inferiore, si è concluso il processo con il rito abbreviato: condanna a tre anni per Giovanni Somma e Maria Di Martino, marito e moglie di Scafati, e per Danilo Guarini di Pompei mentre ad Assunta Carrozza, originaria di Serre ma domiciliata a Baronissi, è stata comminata una pena (sospesa) di un anno e otto mesi senza menzione sul casellario giudiziario.
Tutti erano accusati di sfruttamento della prostituzione. Pene più leggere, dunque, rispetto a quanto richiesto dalla Procura che aveva acceso i riflettori sui centri massaggi hot delegando la guardia di finanza di Scafati alle indagini: il pm Federica Miraglia, infatti, aveva chiesto tre anni e 25mila euro di multa per la Carrozza (difesa dall’avvocato Nicola Maria Melchionda) e 4 anni (oltre la maxi sanzione) per gli altri tre imputati. Nel corso dell’udienza i difensori hanno presentato l’istanza di revoca delle misure cautelari: i tre, infatti, si trovano agli arresti domiciliari dopo che, in precedenza, il gip aveva disposto per loro l’arresto in carcere. Un esposto partito da Scafati e arrivato fino a Salerno aveva portato sotto la lente della procura nocerina i presunti responsabili di favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione. Avrebbero in gestione centri massaggi dove al loro interno l’attività principale sarebbe quella del sesso. Inchiesta affidata ai finanzieri della Compagnia di Scafati che prima delle festività natalizie 2024 avevano dato seguito al decreto di perquisizione dei locali attenzionati e al sequestro dei dispositivi informatici dei presunti responsabili.
Era stato posto sotto sequestro anche del denaro contante, cifra vicina ai 3mila euro, custodito in una cassaforte e cifra ritenuta provento dell’attività di prostituzione. L’indagine era stata avviata a febbraio 2024 a Scafati e Salerno dove sono ubicati due centri massaggi, all’interno dei quali sarebbero state offerte anche (e soprattutto) prestazioni di natura sessuale. La fitta clientela sarebbe stata attirata da annunci inseriti su internet e pagine web. L’attività di Salerno si trova nella zona del Carmine, all’atto del blitz di gennaio di quest’anno era chiusa per ristrutturazione. Il cittadino scafatese aveva segnalato presenze sospette all’interno di un centro massaggi. Un via vai che aveva spinto le fiamme gialle a svolgere servizi di osservazione e pedinamenti, con una prima informativa inviata alla procura di Nocera Inferiore per le determinazioni del caso. Dopo l’esposto, arrivato via pec, i riscontri sarebbero avvenuti attraverso telecamere nascoste, utili a riprendere le attività del centro scafatese, installate nei luoghi del sesso. Da lì la scoperta, ulteriore, di un altro centro a Salerno, dove si sarebbe praticata la medesima attività illecita. I prezzi seguivano quelli che vengono puntualmente indicati sui siti specializzati, in rete, a partire dai 100 euro più extra a secondo dei gusti della clientela proveniente da ogni angolo della provincia e dal capoluogo. Ora le condanne di primo grado.

