Ordigno contro il centro di cremazione per animali: paura e danni a San Giorgio a Cremano
San Giorgio a Cremano. Un boato nella notte dell’Epifania: vetri in frantumi, porte sfondate e detriti in ogni stanza. È l’ennesimo episodio intimidatorio denunciato dal centro di cremazione per animali d’affezione L’Arcobaleno di Fido, in via Carceri Vecchie. Stavolta, il «salto di qualità» dei teppisti è evidente e preoccupante: non un semplice atto vandalico, ma un’esplosione, provocata – secondo i primi rilievi – da un ordigno artigianale.
Le immagini scattate dopo l’accaduto – consegnate alle forze dell’ordine – parlano da sole: infissi divelti, pareti danneggiate, calcinacci e frammenti sparsi sul pavimento, persino all’interno dei locali di servizio. In un altro punto dell’edificio, una finestra con le grate risulta infranta, segno della violenza dell’onda d’urto.
Per fortuna, al momento dell’esplosione non c’era nessuno all’interno. «La situazione è diventata insostenibile, temo seriamente per l’incolumità dei miei dipendenti», racconta il titolare dell’attività, evidentemente scosso dall’accaduto. «Mi sento abbandonato e sconfortato. Chiedo solo di poter lavorare in sicurezza e di non essere lasciato solo».
Parole che restituiscono il clima di esasperazione di chi, da tempo, denuncia episodi ostili nei confronti della propria attività.
L’accaduto è stato immediatamente denunciato alle forze dell’ordine, che hanno avviato gli accertamenti. Gli investigatori stanno cercando di chiarire la natura dell’esplosivo e, soprattutto, il movente. Le ipotesi al vaglio sono due: da un lato la possibilità di una “bravata” degenerata, attribuibile a baby gang della zona.
Dall’altro lato, tuttavia, non si esclude un attentato mirato. L’Arcobaleno di Fido era già finito in passato al centro di proteste e polemiche da parte di alcuni residenti contrari alla presenza del centro di cremazione per animali nel quartiere. Un contesto che rende l’episodio della Befana particolarmente inquietante. «Qui non si tratta più di dissenso o proteste civili – sottolinea ancora il titolare – ma di atti violenti che mettono a rischio le persone».
Un appello rivolto non solo agli inquirenti, ma anche alle istituzioni affinché si faccia luce sull’accaduto e si garantisca protezione a chi lavora. Intanto, nel silenzio di via Carceri Vecchie, restano i segni di una notte di paura e la sensazione che, stavolta, qualcuno abbia voluto lanciare un messaggio ben più grave del «semplice» atto vandalico.
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