Gaiola, Marevivo e Greenpeace ricorrono al TAR
CRONACA
12 gennaio 2026

Gaiola, Marevivo e Greenpeace ricorrono al TAR

Angela Conte

Riparte intrepida la battaglia di Marevivo, Greenpeace Italia e Delegazione Marevivo Campania contro il progetto di Invitalia “Infrastrutture, Reti idriche, Trasportistiche ed Energetiche dell’area del sito di interesse nazionale di Bagnoli Coroglio”, dopo la bocciatura del ricorso del Tar Campani arrivato lo scorso 6 novembre. Le associazioni ambientaliste lamentano l’inosservanza della sentenza ai principi di tutela dell’ambiente della Costituzione e la minimizzazione di criticità concrete: gli scarichi di piena del bacino idrografico occidentale di Napoli, confluiti proprio all’interno della Zona Speciale di Conservazione Europea IT8030041 ‘Fondali marini di Gaiola e Nisida’ della Rete Natura 2000, non rappresenterebbe un danno ambientale e il richiesto potenziamento delle reti fognarie non possa contribuire a ridurre gli sversamenti e a migliorare la qualità delle acque marine. Ad opporsi alla sentenza è stato anche l’ente Parco, da sempre in prima linea nella battaglia sulla chiusura dello scarico. La tesi del Giudice sembra però definitiva: il progetto di Invitalia non comporterà lo sversamento in mare di “rifiuti”, in quanto le acque reflue che fuoriusciranno dal bypass non costituiscono tecnicamente “rifiuti”.

«Il tratto di mare che separa la Gaiola dall’Isola di Nisida accoglie habitat marini di grande valore, unici nel contesto costiero urbano, come i tre ampi banchi di coralligeno, una delle comunità biologiche più importanti del Mediterraneo, e la Posidonia oceanica, entrambi tutelati dalla Direttiva Habitat e dalla Convenzione di Barcellona. Eppure, non sono stati effettuati studi adeguati sull’impatto che questi nuovi scarichi potrebbero avere sulla biodiversità esistente, né sono state proposte soluzioni alternative valide» dichiara Rosalba Giugni, presidente Fondazione Marevivo. Secondo Marevivo e Greenpeace Italia, il Tar Campania si è limitato a verificare la regolarità delle procedure amministrative, ma è evidente che il nodo centrale della vicenda – quello ambientale – è stato sostanzialmente ignorato. Occorre notare che la sentenza impugnata non tiene conto che il Testo Unico Ambientale definisce “inquinamento”: “l’introduzione diretta o indiretta, a seguito di attività umana, di sostanze, vibrazioni, calore o rumore o più in generale di agenti fisici o chimici, nell’aria, nell’acqua o nel suolo, che potrebbero nuocere alla salute umana o alla qualità dell’ambiente, causare il deterioramento dei beni materiali, oppure danni o perturbazioni a valori ricreativi dell’ambiente o ad altri suoi legittimi usi” come si legge nel ricorso presentato al Consiglio di Stato. La decisione del Tar Campania contrasta anche con l’evoluzione culturale e legislativa degli ultimi cinquanta anni che ha portato il legislatore a inserire nei principi fondamentali della Costituzione “la tutela dell’ambiente, della biodiversità e degli ecosistemi, anche nell’interesse delle future generazioni”.

Viene richiesto un approfondimento serio, indipendente e trasparente sui potenziali impatti dell’opera sulla biodiversità marina in un’area di straordinario pregio naturalistico, che interessa sia l’Area Marina Protetta “Parco Sommerso di Gaiola” sia la Zona Speciale di Conservazione IT8030041 “Fondali Marini di Gaiola e Nisida” della Rete Natura 2000. «Invece di proteggere un’area marina preziosa come quella di Gaiola, si decide di sacrificarla per un progetto mal scritto che non prevede nessuna tutela per il mare protetto di Napoli. Per l’ennesima volta il mare è considerato un habitat di serie B in Italia, dove le aree marine protette sono poche e troppo piccole, non possiamo permettere che si proceda in questa direzione» dichiara Valentina Di Miccoli, responsabile mare di Greenpeace Italia. «Sarebbe utile che lo Stato, in autotutela amministrativa, cambiasse immediatamente il progetto direzionando tutti gli scarichi verso il depuratore di Cuma» ha suggerito Alfonso Pecoraro Scanio, presidente Fondazione Univerde, in uno degli incontri della lunga campagna di protesta organizzata Marevivo e Greenpeace insieme ad altre 16 associazioni ambientaliste nei mesi scorsi, riunite nel Coordinamento Tutela Mare “Chi Tene o’ Mare” e firmatarie dell’atto di intervento ad adiuvandum a sostegno del ricorso al Tar Campania. L’appello è rimasto, oggigiorno, inascoltato.