Carceri, i garanti territoriali: servono strutture nuove
CRONACA
14 gennaio 2026

Carceri, i garanti territoriali: servono strutture nuove

Angela Conte

È stata indicata come la soluzione più adatta all’ubiquo problema delle carceri italiane, quella della liberazione anticipata. Dalla lontana sentenza “Torreggiani” della Corte Europea, che nel 2013 ha condannato l’Italia per la violazione dell’art. 3 della Convenzione europea dei diritti umani, il quadro sul sovraffollamento delle carceri, sulle conseguenze della reclusione sul piano della salute mentale, sulla prevenzione dei suicidi e sulle condizioni di lavoro del personale, non è cambiato significativamente. Il Portavoce Samuele Ciambriello e il Coordinamento della Conferenza (composto da Giovanna Francesca Russo, Carmen D’Anzi, Valentina Calderone, Doriano Saracino, Giancarlo Giulianelli, Veronica Valenti e Diletta Berardinelli) individuano nella liberazione anticipata uno strumento centrale e immediatamente efficace, non compromettendo, allo stesso tempo, la sicurezza collettiva. «Per noi la liberazione anticipata riveste un ruolo centrale. La liberazione anticipata non deve essere letta come un atto di indulgenza, ma come uno strumento ordinario di esecuzione penale costituzionalmente orientata, capace di valorizzare i percorsi di responsabilizzazione e di buona condotta intrapresi dalle persone detenute». Il Portavoce e il Coordinamento lanciano dunque un appello alla politica e alle istituzioni affinché si intraprendano con urgenza azioni concrete: «Crediamo che ci sia bisogno anche di una legge ordinaria per superare nell’immediato il sovraffollamento, per mettere in campo risposte concrete per coloro che devono scontare meno di due anni, o, addirittura, meno di un anno (e sono ottomila), così come è stato fatto dal Governo Berlusconi nel 2003 o sempre dal Governo Berlusconi nel 2010 (Ministro della Giustizia Angelino Alfano)».