Truffa sulle agevolazioni Covid da 350milioni di euro: chiusa l’inchiesta, 29 imprenditori verso il processo
CRONACA
20 gennaio 2026

Truffa sulle agevolazioni Covid da 350milioni di euro: chiusa l’inchiesta, 29 imprenditori verso il processo

metropolisweb

Truffa ai danni dello Stato per ottenere benefici sfruttando le agevolazioni del Decreto Cura Italia, approvato per sostenere le aziende durante il Covid: 29 imprenditori rischiano il processo. La procura di Napoli nord- pm Giovanni Corona – ha notificato agli imputati l’avviso delle conclusioni delle indagini preliminari. Nei prossimi giorni verrà fissata di fronte al gup l’udienza preliminare dove l’accusa richiederà in aula il rinvio a giudizio. L’inchiesta, condotta dalla Guardia di Finanza di Frattamaggiore, ha portato nei mesi scorsi all’esecuzione di un imponente provvedimento di sequestro preventivo per un valore complessivo di circa 350 milioni di euro, emesso dal giudice del Tribunale di Napoli Nord, Dario Berrettini, ai danni degli imputati, titolari di aziende operanti nei settori dello spettacolo, della ristorazione, dell’edilizia e dell’alimentare. Molte delle società coinvolte hanno sede nell’area stabiese e torrese ( alcuni dei titolari sono assistiti dal penalista stabiese Mariano Morelli), mentre altre risultano operative nella provincia di Napoli, Caserta e Salerno. Gli imputati, sono tutti accusati del reato di truffa aggravata ai danni dello Stato, in relazione all’indebita fruizione di agevolazioni fiscali introdotte durante l’emergenza Covid-19. Secondo l’impianto accusatorio, le società avrebbero sfruttato in modo distorto le misure previste dal «Decreto Cura Italia», che aveva introdotto un meccanismo volto a sostenere la liquidità delle imprese colpite dalla crisi pandemica. In particolare, la normativa consentiva alle aziende che cedevano crediti deteriorati, cioè difficilmente esigibili, di trasformare le imposte anticipate (DTA) derivanti da perdite fiscali pregresse o eccedenze ACE realmente esistenti, in crediti d’imposta immediatamente utilizzabili, entro limiti ben precisi e al ricorrere di rigorosi presupposti. L’agevolazione era concepita come uno strumento eccezionale di sostegno finanziario, fondato sull’effettiva esistenza delle perdite fiscali e dei crediti ceduti. Le indagini della Guardia di Finanza hanno però fatto emergere che, in numerosi casi, tali presupposti sarebbero stati artificialmente creati o simulati. Secondo gli inquirenti, alcune società avrebbero generato crediti d’imposta da DTA privi di reale fondamento, attraverso operazioni solo formalmente conformi alla legge, ma sostanzialmente finalizzate a ottenere vantaggi fiscali in realtà non dovuti. In altri termini, la trasformazione delle imposte anticipate sarebbe avvenuta in assenza di reali perdite fiscali o mediante l’utilizzo strumentale di «crediti deteriorati», con la conseguente creazione di risorse creditizie non spettanti. Per la procura, tali condotte integrano una truffa aggravata ai danni dello Stato, poiché avrebbero consentito agli indagati di ridurre o azzerare il carico fiscale, ovvero di monetizzare crediti fiscali indebiti, causando un rilevante danno all’erario. I crediti ritenuti fraudolenti sono stati quindi assimilati ad altre agevolazioni già indebitamente fruite e, per tale ragione, sottoposti a sequestro preventivo, in vista della possibile confisca.