Pompei, uno studio rivela che le terme romane erano «anti-igieniche»
CULTURA
29 gennaio 2026

Pompei, uno studio rivela che le terme romane erano «anti-igieniche»

Vincenzo Lamberti

Sotto la coltre di cenere che nel 79 d.C. congelò Pompei nel tempo, non si sono conservati solo affreschi, mosaici e corpi. Anche l’acqua – o meglio, le sue tracce minerali – ha lasciato una testimonianza silenziosa ma rivelatrice. Ed è proprio seguendo queste impronte chimiche che un nuovo studio scientifico ha rimesso in discussione uno dei miti più radicati dell’antichità: l’idea delle terme romane come luoghi di igiene impeccabile. Le terme di Pompei, cuore pulsante della vita sociale, erano spazi affollati, rumorosi, caldi. Uomini e donne (in orari separati) vi si incontravano per lavarsi, discutere di affari, fare politica. Ma l’acqua che scorreva nelle vasche non era sempre limpida come la retorica della civiltà romana ha voluto raccontare. I ricercatori dell’Università di Magonza, analizzando depositi di carbonato di calcio rimasti intrappolati sotto la lava del Vesuvio, hanno scoperto che l’acqua veniva cambiata di rado e che mostrava segni evidenti di contaminazione umana. Questi residui minerali, come una sorta di archivio naturale, hanno permesso agli studiosi di ricostruire l’evoluzione del sistema idrico pompeiano. Ne emerge una storia più lunga e complessa di quanto si pensasse: prima dei Romani, furono i Greci a introdurre modelli avanzati di gestione dell’acqua, poi rielaborati dai Sanniti, il popolo italico che controllò la città prima della conquista romana. Pozzi, canalizzazioni e primitive strutture balneari formavano già una rete articolata, che i Romani non fecero altro che ampliare e razionalizzare. Nelle fasi più antiche, l’acqua veniva sollevata manualmente, probabilmente da schiavi che azionavano macchine rudimentali per riempire le vasche. Un sistema faticoso, lento e poco efficiente, che rendeva difficile un ricambio frequente. Solo in età augustea, con l’arrivo degli acquedotti e una maggiore disponibilità di risorse, le terme iniziarono a trasformarsi in grandi complessi monumentali. L’acqua aumentò, ma la pulizia restò relativa: le vasche erano condivise da decine di persone, e l’idea moderna di igiene era ancora lontana. Paradossalmente, Pompei non fece in tempo a vivere pienamente l’età dell’oro delle terme imperiali. Alcuni edifici, come le Terme Centrali, erano ancora incompiuti quando il vulcano eruttò.  La città fu distrutta prima di raggiungere l’apice della sofisticazione romana, lasciando un sistema balneare a metà strada tra sperimentazione e grandiosità. Oggi, grazie alla geochimica e alla pazienza degli scienziati, quelle acque “sporche” raccontano una storia preziosa: non solo di bagni e acquedotti, ma di scambi culturali, di potere, di vita quotidiana.