Teresa Saviano, l’artista che parla con il cuore
Teresa Saviano è un’artista contemporanea che lavora con il cuore prima ancora che con la materia. La sua ricerca nasce da un sentire profondo, intimo, romantico, e si traduce in opere tessili capaci di intrecciare memoria, emozione e visione.
Il cuore è il centro simbolico del suo percorso. Non per una scelta puramente estetica, ma perché la rappresenta intimamente. Teresa mette il cuore in ogni cosa che fa, perché «il cuore ricorda», custodisce tracce, emozioni, vissuti. È da lì che nasce la sua arte. Fin da bambina ha mostrato una sensibilità fuori dal comune. Saliva sul divano per osservare un quadro che aveva in casa per ore, rapita da forme e colori.
Con mezzi semplici, spesso poveri, è sempre stata creativa. Non per tecnica, ma per istinto. Ciò che realizza non nasce da un sapere accademico, ma da un bisogno profondo di creare.Per molto tempo, però, Teresa ha faticato a riconoscersi in una definizione. Creava senza sentirsi autorizzata a chiamarsi artista. È solo attraversando il fare quotidiano, l’esperienza e l’ascolto di sé che ha iniziato lentamente a riconoscersi. Non come artista nel senso tradizionale del termine, ma come “creartista”: una parola che sente sua, perché il creare viene prima dell’etichetta e l’arte nasce dal sentire.Il suo percorso di studi è classico, con un passaggio alla facoltà di Architettura, ma la vita la conduce anche altrove.
Inizialmente lavora in una cartolibreria insieme al fratello e, parallelamente, impartisce lezioni private a bambini con difficoltà di apprendimento. È in questo contesto che matura una riflessione profonda sulla società contemporanea : «È necessaria una vera contro-educazione umana. L’arte può svegliare i ragazzi dall’apatia, perché esiste una ferita generazionale che ha bisogno di essere curata e rafforzata». La scelta del materiale avviene quasi per caso. I tessuti entrano nel suo lavoro per la loro duttilità, per la capacità di trasformarsi e accogliere il gesto. Un giorno riceve la richiesta di realizzare un’opera che rappresenti un cuore, ma non vuole cedere alla banalità.
Durante la produzione dell’opera vive una sorta di epifania: creare significa entrare in uno stato di distacco dalla realtà, in un’altra dimensione, quasi trascendentale. Si instaura una connessione profonda tra chi crea e ciò che prende forma. «L’opera non è più solo un oggetto, diventa presenza». Per Teresa l’interpretazione dell’opera è assolutamente soggettiva. Qualunque messaggio lo spettatore colga, per lei è giusto. È felice di ogni lettura possibile. Le sue opere vivono di ispirazione e sensazione, ma anche di attualità. La sua è un’arte di recupero, etica e consapevole, che nel 2023 le vale il Primo Premio per l’Arte Ecosostenibile alla Biennale d’Arte Contemporanea di Salerno.
Il suo desiderio è che l’osservatore provi soddisfazione, piacere, benessere. Il dialogo tra forma e contenuto è essenziale: l’opera non deve essere la copia di ciò che l’artista vuole dire, ma la sensazione che ha vissuto. In questo senso, Teresa riesce a trasmettere la bellezza come esperienza, non come rappresentazione.Il legame con il territorio natale, Terzigno, resta fortissimo. «È una terra ricca di talenti spesso invisibili, perché il contesto non sempre li valorizza». Quando si diffonde la notizia del suo percorso artistico, la vicesindaca di Terzigno, Annunziata Marino, le propone una mostra al Museo Archeologico MATT. L’incontro tra arte contemporanea e affreschi antichi crea un dialogo potente. L’affluenza di pubblico, inattesa e commovente, viene vissuta come «un abbraccio caloroso». Il suo percorso espositivo si amplia: mostre collettive a Parigi, esposizioni in Spagna, Svizzera, Venezia, Roma, Sicilia, Napoli. Nel 2025 riceve a Roma il Premio ARTWord per l’impegno creativo e la qualità della ricerca artistica. Ed è proprio a Parigi che realizza una commissione decisiva per il suo esordio simbolico: un grande cuore in tessuto, manifesto della sua poetica.Il processo creativo segue un rituale preciso. La mattina è il momento di massima energia. Teresa crea, poi lascia decantare. L’opera viene appesa, osservata, interrogata. È il “decantatoio”: uno spazio di silenzio e ascolto in cui si instaura un dialogo profondo tra artista e lavoro. Spesso più opere crescono contemporaneamente, perché «anche l’arte ha bisogno di tempo e silenzio».
Oggi Teresa Saviano lo afferma senza esitazioni e senza più difese: è un’artista. Ha impiegato tempo per riconoscersi, ma ora la vive con naturalezza. Non possiede una formazione artistica tradizionale, eppure intreccia materia, parole e filati per dare forma a messaggi che nascono dal cuore. Perché quando l’arte nasce dal cuore, è al cuore che ritorna.

