Bonus Bollette, il rebus dei numeri: tra promesse di potenziamento e tagli all’ISEE
Il recente varo del Decreto Bollette da parte del Consiglio dei Ministri ha innescato una dura polemica tra il Governo e le associazioni a tutela dei consumatori. Al centro della disputa vi è una divergenza interpretativa sui numeri del sostegno destinato alle famiglie vulnerabili. Secondo Marco Vignola, vicepresidente dell’Unione Nazionale Consumatori, la comunicazione istituzionale avrebbe generato una profonda illusione nei cittadini. L’equivoco nasce dal confronto tra il bonus straordinario introdotto nel 2025 e quello previsto per l’anno in corso: mentre la Presidenza del Consiglio ha parlato di un cumulo di benefici, l’analisi tecnica dei testi normativi suggerisce una realtà ben diversa, fatta di sostituzioni e, purtroppo, di riduzioni degli importi spettanti.
Il crollo del contributo straordinario: da 200 a 115 euro
Dati alla mano, l’Unione Nazionale Consumatori evidenzia come il cosiddetto “contributo straordinario” stia subendo una contrazione significativa. Se nel 2025 il Governo aveva stanziato un bonus di 200 euro per mitigare i costi dell’energia elettrica, il nuovo provvedimento riduce tale somma a soli 115 euro. Si tratta di una flessione del 42,5%, ovvero 85 euro in meno nelle tasche delle famiglie che lottano con il rincaro della vita. Secondo Vignola, l’occasione del decreto varato ieri è da considerarsi “persa”, poiché non solo non potenzia il sostegno precedente, ma fa segnare un netto passo indietro rispetto alla strategia di protezione adottata l’anno scorso, privando i nuclei più fragili di un ossigeno finanziario fondamentale.
La soglia ISEE e l’esclusione della classe media
Ancora più drastica appare la revisione dei requisiti d’accesso legati all’Indicatore della Situazione Economica Equivalente. Se nel 2025 il contributo straordinario di 200 euro era garantito a tutti i clienti domestici con un ISEE fino a 25.000 euro, includendo quindi una vasta fetta di popolazione e parte del ceto medio in difficoltà, nel 2026 i criteri sono stati drasticamente ristretti. La soglia attuale si ferma infatti a 9.796 euro, escludendo tutti coloro che superano questo limite pur restando sotto i 25 mila euro previsti in precedenza. Questa differenza di oltre 15 mila euro nella soglia di ammissibilità rappresenta, secondo i consumatori, un colpo durissimo alla tenuta sociale, restringendo la platea dei beneficiari del 60,8% rispetto al passato.
La composizione del bonus sociale per l’anno 2026
Per fare chiarezza ed evitare false aspettative, è necessario scomporre le cifre ufficiali previste per l’anno in corso. Una famiglia composta da uno o due componenti, che già beneficia del bonus ordinario di 146 euro, vedrà accreditarsi complessivamente 261 euro (sommando i 115 euro del nuovo aiuto straordinario). Per i nuclei più numerosi, composti da 3 o 4 persone, l’importo totale salirà a 301,15 euro, derivanti dalla somma tra il bonus ordinario vigente di 186,15 euro e il nuovo contributo di 115 euro. Nonostante il Governo rivendichi un sostegno totale di 315 euro, le associazioni ribadiscono che i 200 euro “straordinari” erogati nel 2025 sono di fatto scomparsi, sostituiti da una cifra meno generosa e destinata a un numero molto più esiguo di cittadini.
Il confronto con il passato e il rischio di disinformazione
Il confronto con il regime di aiuti del 2025 mette a nudo l’erosione dei benefici. Solo dodici mesi fa, i nuclei con oltre quattro componenti potevano contare su un bonus annuo di oltre 240 euro, al quale si aggiungeva il contributo straordinario pieno. Oggi, la combinazione di un bonus ordinario ridotto e di uno straordinario quasi dimezzato crea una forbice che penalizza soprattutto le famiglie numerose e chi si trova appena sopra la soglia di povertà assoluta. L’invito dell’Unione Nazionale Consumatori è dunque alla massima trasparenza: illudere chi è in difficoltà economica attraverso una comunicazione che sovrappone strumenti vecchi e nuovi rischia di generare frustrazione e sfiducia nelle istituzioni, proprio in un momento in cui la stabilità delle spese domestiche rimane una priorità per la sicurezza nazionale.

