L’Italia delle auto: cala l’impatto ambientale, la Campania intrappolata nell’inquinamento
AMBIENTE
19 febbraio 2026
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L’Italia delle auto: cala l’impatto ambientale, la Campania intrappolata nell’inquinamento

In città come Catania, Napoli, Palermo e Messina il parco auto risulta obsoleto
Pasquale D'Errico

L’Italia si conferma il “garage d’Europa“, ma con una nuova consapevolezza ambientale che fatica a superare i confini del Mezzogiorno. Secondo l’ultimo report dell’Istat riferito ai dati del 2024, il nostro Paese detiene il primato continentale per densità di autovetture, con 701 veicoli ogni mille abitanti, una cifra che oscura la media europea di 578 e che continua a crescere dello 0,8% su base annua. Tuttavia, dietro questo gigantismo automobilistico si nasconde un’Italia a due velocità: se da un lato l’efficienza tecnologica sta abbattendo il potenziale inquinante complessivo, dall’altro le regioni del Sud rimangono pericolosamente esposte a una pressione ambientale che non accenna a diminuire.

 

Il cuore del problema risiede nel divario tra il rinnovamento del parco auto e il volume dei mezzi circolanti. Mentre a livello nazionale l’indice del potenziale inquinante è sceso a 109,9 (rispetto al 136,0 del 2019), il Nord-est ha già compiuto lo storico sorpasso scendendo sotto quota 100, segno di una flotta più moderna e meno impattante. Al contrario, il Mezzogiorno resta lontano da questo equilibrio: città come Catania, Napoli, Palermo e Messina non solo presentano tassi di motorizzazione altissimi, ma i loro parchi auto risultano tecnologicamente più obsoleti. Catania, in particolare, emerge come il caso limite tra i capoluoghi metropolitani, con un record di 824 vetture ogni mille abitanti e un indice di inquinamento potenziale che tocca quota 156,6, il più alto d’Italia.

 

La geografia della mobilità italiana mostra però anche segnali di resistenza urbana. Se città come Frosinone toccano il picco nazionale con 856 auto per mille residenti, grandi poli come Milano, Genova e Monza sono le uniche eccezioni in cui il tasso di motorizzazione è effettivamente diminuito. All’estremo opposto della scala troviamo Venezia, che con i suoi 460 veicoli ogni mille abitanti si conferma l’oasi meno dipendente dalle quattro ruote, grazie a una conformazione e a un sistema di trasporti unico.

 

In definitiva, il report Istat delinea un paradosso: l’auto italiana è diventata meno nociva grazie al progresso tecnologico, ma l’aumento costante del numero di veicoli — cresciuto di oltre lo 0,5% in ben 74 città — rischia di annullare i benefici della transizione ecologica. Per il Mezzogiorno, in particolare, la sfida resta doppia: non basta sostituire i vecchi motori, occorre anche invertire una tendenza culturale e infrastrutturale che vede nel mezzo privato l’unica risposta possibile alla domanda di mobilità.