Caso Marchionni: c’è un’indagata per la morte dello skipper di Bacoli
A quasi sei mesi da quel tragico 8 agosto, l’inchiesta sulla morte di Giovanni Marchionni, il ventunenne di Bacoli trovato senza vita a bordo dello yacht “Gravia“, arriva a un punto di svolta. La Procura di Tempio Pausania ha formalizzato l’iscrizione nel registro degli indagati per Annalaura Di Luggo, nota armatrice e artista napoletana, proprietaria dell’imbarcazione di 17 metri. Si tratta di un atto dovuto, necessario per permettere agli inquirenti di procedere con accertamenti tecnici irripetibili e fare chiarezza sulle responsabilità di una morte che ha sconvolto l’intera comunità flegrea. L’imbarcazione resta ancora sotto sequestro presso la Marina di Portisco, a Olbia, divenuta ormai il simbolo silenzioso di un giallo estivo che non ha ancora trovato tutte le sue risposte.
Il killer invisibile: l’ipotesi dell’acido solfidrico
Il cuore dell’inchiesta ruota attorno ai risultati degli esami autoptici e tossicologici. Secondo le evidenze emerse, il decesso di Giovanni sarebbe compatibile con l’inalazione di acido solfidrico. Un “killer invisibile” e letale, spesso associato a malfunzionamenti degli impianti idraulici o delle batterie di bordo, capace di saturare gli ambienti in pochi istanti senza lasciare scampo a chi dorme o si trova in locali poco ventilati. La pm Milena Aucone sta coordinando le verifiche tecniche proprio per capire se vi siano state carenze nella manutenzione o nella sicurezza dello yacht, elementi che avrebbero potuto causare l’esalazione tossica fatale per il giovanissimo skipper.
Il nodo del contratto: ospite o lavoratore?
Oltre all’aspetto tecnico-scientifico, l’inchiesta si muove su un terreno delicatissimo che riguarda la natura del rapporto tra Marchionni e l’armatrice. Nelle ore immediatamente successive al dramma, Annalaura Di Luggo aveva dichiarato che il ragazzo si trovava a bordo come ospite, in vacanza con la sua famiglia. Una versione che è stata immediatamente e con forza respinta dai genitori di Giovanni e dalle autorità locali di Bacoli, a partire dal sindaco Josi Gerardo della Ragione. Per la comunità bacolese e per la famiglia, Giovanni non era un turista: era lì per lavoro, impegnato nel suo servizio come skipper. Questo punto è fondamentale non solo per l’onore del ragazzo, ma per definire le precise responsabilità penali e civili legate alla sicurezza sul lavoro a bordo.
Il vertice in Procura: i prossimi passi
Nella mattinata di oggi, 20 febbraio 2026, è previsto un nuovo vertice in Procura a Tempio Pausania. L’incontro servirà a definire la strategia investigativa dei prossimi mesi e a valutare le memorie difensive prodotte dai legali dell’armatrice. La comunità di Bacoli, intanto, resta in attesa di giustizia. Quella di Giovanni non è stata solo una tragica fatalità estiva, ma un evento che interroga profondamente il mondo della nautica da diporto e le tutele garantite ai giovani lavoratori del mare. Il “metodo Metropolis” ci impone di restare accesi su questa vicenda: non solo per dovere di cronaca, ma per rispetto verso una famiglia che chiede la verità su come e perché un ragazzo di 21 anni possa morire nel sonno mentre insegue il suo sogno professionale tra le onde della Sardegna.

