I medici del Monaldi: «Noi, sconvolti. Grave insufficienza multiorgano ma Domenico non soffre»
TRAPIANTO AL MONALDI
20 febbraio 2026
TRAPIANTO AL MONALDI

I medici del Monaldi: «Noi, sconvolti. Grave insufficienza multiorgano ma Domenico non soffre»

Il professor Corcione rompe il silenzio: situazione critica, raggiunto l'accordo con la famiglia per una terapia che escluda la sofferenza, nel rispetto della legge sul fine vita
Andrea Ripa

L’atmosfera che si respira tra le corsie dell’ospedale Monaldi di Napoli è quella delle grandi tragedie silenziose. Dopo giorni di tensione e speranza, le parole di Antonio Corcione, capo del Dipartimento di Area Critica e Rianimazione, restituiscono il senso di un’intera comunità medica ferita nell’orgoglio e nell’umanità.

 

«Al Monaldi stiamo tutti male, siamo sconvolti», ha ammesso il professore incontrando la stampa. In un luogo che ha visto passare la storia della cardiochirurgia italiana, con oltre 500 trapianti eseguiti, il caso del piccolo di due anni – che doveva rappresentare un traguardo di vita – si è trasformato in un calvario collettivo. «Ormai non ci chiediamo più come stiamo tra colleghi, ma chiediamo solo come sta il bambino», ha rivelato Corcione, descrivendo un clima di angoscia che va ben oltre il dato clinico.

 

Il bivio etico: no all’accanimento, sì alla dignità
La notizia più rilevante emersa nelle ultime ore riguarda la gestione del fine vita e il delicato equilibrio tra cura e accanimento. La situazione clinica del piccolo è stata definita “molto critica” a causa di una grave insufficienza multiorgano seguita al trapianto del cuore risultato danneggiato. In questo scenario, l’ospedale ha scelto la strada della massima trasparenza e condivisione.

 

«Stiamo applicando la legge 219 del 2017 che tutela il paziente», ha spiegato Corcione. Di concerto con la madre del bambino e il medico legale nominato dalla famiglia, è stato stabilito di non procedere con l’accanimento terapeutico. Questo non significa “staccare la spina” o abbandonare il paziente, ma limitarsi a una “terapia indispensabile” che eviti ogni inutile sofferenza aggiuntiva in un quadro ormai compromesso.

 

Il piccolo è sedato: esclusa ogni forma di sofferenza
Una delle preoccupazioni maggiori, sia per i genitori che per l’opinione pubblica, riguarda il dolore fisico che il bambino potrebbe provare in questa fase. Su questo punto, il professor Corcione è stato categorico: «Il bambino non soffre assolutamente, è sedato e collegato ai macchinari».

 

Il piccolo rimane attualmente supportato dall’ECMO (ossigenazione extracorporea a membrana), una macchina vitale ma che, dopo un uso prolungato di diversi giorni, inizia a presentare serie controindicazioni e complicanze sistemiche. Nonostante non faccia parte dell’equipe che ha eseguito materialmente l’intervento, Corcione ha voluto blindare l’operato dei colleghi: «Condivido pienamente quello che è stato fatto. In quel momento non c’erano alternative, il trapianto era l’unica via possibile».

 

La tutela legale e il percorso condiviso con la famiglia
Il dialogo tra l’ospedale e i familiari del piccolo sembra aver trovato un punto di incontro necessario in un momento di estrema disperazione. La presenza del medico legale di parte è servita a garantire che ogni decisione medica fosse assunta nel pieno rispetto della dignità del bambino e dei diritti dei genitori.

 

«Abbiamo condiviso la terapia da fare per cercare di tutelare il piccolo», ha ribadito il capo dipartimento, sottolineando che non si tratta di cure palliative domiciliari o di semplice terapia del dolore, ma di una gestione clinica complessa che cerca di onorare il percorso di un paziente in condizioni gravissime senza violarne l’integrità con procedure futili.

 

L’ombra del 500esimo trapianto
C’è un dettaglio simbolico che rende questa vicenda ancora più amara per il personale del Monaldi. Il bambino era proprio il 500esimo paziente a ricevere un cuore nuovo nella storia del centro. Un numero tondo che doveva essere una celebrazione dell’eccellenza medica napoletana e che invece è diventato l’inizio di una battaglia legale e umana senza precedenti.

 

Mentre a Bergamo un altro bambino di due anni riceveva con successo l’organo che Napoli non ha potuto utilizzare per il secondo intervento, al Monaldi resta il silenzio della rianimazione, dove l’unica priorità, ora, è garantire che l’ultimo tratto di strada del piccolo sia segnato dalla pace e non dal dolore.