Luigi Di Maio nominato professore onorario al King’s College di Londra
Luigi Di Maio, già Ministro degli Esteri e attuale Rappresentante Speciale dell’Unione Europea per la regione del Golfo, aggiunge un nuovo, sorprendente titolo al suo curriculum: quello di Professore Onorario presso il Dipartimento di Studi sulla Difesa della storica università britannica. L’annuncio, affidato ai social con il consueto piglio comunicativo — “Una nuova sfida. Sempre la stessa passione” — segna l’ennesimo capitolo di una delle carriere più discusse, studiate e, per certi versi, imprevedibili della storia repubblicana italiana.
Dalle bibite al San Paolo alla conquista di Roma
Per comprendere la portata di questa nomina, bisogna riavvolgere il nastro di circa quindici anni. Nell’immaginario collettivo dei suoi detrattori, Di Maio resterà per sempre il ragazzo che vendeva bibite allo stadio San Paolo di Napoli. Un’esperienza lavorativa giovanile che, se per molti rappresentava un onesto punto di partenza, per gli avversari politici è diventata il simbolo di una presunta mancanza di competenze. Eppure, quel giovane attivista del Movimento 5 Stelle, cresciuto all’ombra di Gianroberto Casaleggio e Beppe Grillo, ha bruciato le tappe con una velocità sbalorditiva. A soli 26 anni entra in Parlamento; a 31 diventa il più giovane Vicepresidente della Camera; a 32 ricopre contemporaneamente i ruoli di Vicepremier, Ministro dello Sviluppo Economico e Ministro del Lavoro.
La rottura con il Movimento e la “metamorfosi” diplomatica
La carriera di Di Maio è stata segnata da una metamorfosi costante. Da incendiario del “Vaffa-day” e sostenitore del superamento della democrazia rappresentativa, si è trasformato nell’uomo delle istituzioni, il volto rassicurante capace di dialogare con i vertici della diplomazia mondiale. È stato proprio lui, il ragazzo di Pomigliano, a guidare la scissione che ha spaccato il Movimento 5 Stelle nel 2022. La sua uscita, motivata dalla divergenza sull’invio di armi all’Ucraina e sulla collocazione atlantista dell’Italia, ha segnato la fine di un’era per il M5S e l’inizio della sua carriera “solitaria” internazionale. Nonostante il fallimento elettorale della sua lista “Impegno Civico”, Di Maio è riuscito a reinventarsi, ottenendo la fiducia dell’Unione Europea per un ruolo delicatissimo nel Golfo Persico, superando la concorrenza di diplomatici di carriera.
Un professore “onorario” tra difesa e strategia
La nomina al King’s College non è un incarico accademico tradizionale basato su concorsi o pubblicazioni scientifiche, ma un riconoscimento “onorario” che l’ateneo conferisce a figure che hanno ricoperto ruoli di alto rilievo nelle politiche pubbliche e internazionali. Insegnare nel Dipartimento di Studi sulla Difesa significa confrontarsi con i futuri quadri delle forze armate e della diplomazia globale. Per Di Maio è la certificazione di una competenza acquisita “sul campo”, tra crisi energetiche, accordi di pace e equilibri geopolitici complessi.
Il simbolo di una generazione fluida
Che lo si ami o lo si detesti, la storia di Luigi Di Maio resta il simbolo di una generazione che ha scardinato i vecchi riti della politica. La sua ascesa, passata per la contestazione giovanile, il trionfo populista, la gestione del potere e infine la diplomazia d’alto bordo, racconta un’Italia dove i percorsi non sono più lineari. Da Pomigliano d’Arco alla City di Londra, il “ragazzo delle bibite” siederà ora dietro una cattedra britannica, spiegando a studenti di tutto il mondo come si muovono le pedine nel complicato scacchiere della difesa globale. Una rivincita personale che, ancora una volta, promette di far discutere l’opinione pubblica italiana.

