Truffa della “Finta Banca”: l’asse criminale unisce Campania, Piemonte e Sicilia
L’ombra delle truffe digitali torna a colpire la provincia campana, ma questa volta lo fa come parte di un ingranaggio più vasto e strutturato. Un’inchiesta coordinata dalla Procura di Termini Imerese e condotta dai Carabinieri di Castellana Sicula ha portato alla luce un’organizzazione capace di operare contemporaneamente su tre regioni: Sicilia, Piemonte e Campania.
Le persone denunciate sono state individuate rispettivamente a Villabate, nel palermitano, a Torino e a Pozzuoli. Quest’ultima città si conferma uno snodo sensibile per la gestione finanziaria di queste attività illecite, evidenziando come la criminalità tecnologica non conosca confini geografici ma sfrutti legami solidi e collaudati lungo tutto lo Stivale per colpire vittime ignare in ogni angolo d’Italia.
La tecnica del terrore psicologico: il messaggio e la chiamata
Il sistema utilizzato dalla banda è il cosiddetto “Smishing”, una forma di phishing che corre via SMS, evoluto in una vera e propria aggressione psicologica. Tutto ha inizio con un messaggio di testo che sembra provenire realmente dall’istituto di credito della vittima, con un avviso che comunica operazioni sospette sul conto e invita a contattare con urgenza un numero indicato.
Una volta che la vittima chiama il numero, entra in gioco un finto operatore bancario. Con un tono descritto dagli inquirenti come rassicurante ma allo stesso tempo pressante, il truffatore convince il malcapitato che l’unico modo per salvare i propri risparmi sia trasferirli temporaneamente su un cosiddetto “conto di sicurezza”. In realtà, quel conto è la cassaforte della banda. Nel caso accertato dai militari, una donna è stata indotta a bonificare oltre 24.000 euro, svaniti in pochi minuti tra le pieghe dei conti correnti dei malviventi.
Ruoli definiti e il meccanismo del lavaggio di denaro
Ciò che emerge dall’indagine è la divisione scientifica dei compiti tra i membri della rete. Non si tratta di hacker improvvisati, ma di una filiera organizzata dove ogni indagato ricopriva un incarico preciso. C’era chi si occupava esclusivamente dell’apertura e del monitoraggio dei conti correnti destinati a ricevere il primo versamento della vittima, mentre un altro complice metteva a disposizione carte di pagamento e strumenti finanziari funzionali alla canalizzazione rapida del denaro.
Infine, un terzo componente della banda agiva come una sorta di smistatore, spostando freneticamente le somme verso ulteriori rapporti bancari per ostacolare ogni tentativo di tracciabilità da parte delle autorità. Le perquisizioni effettuate a Pozzuoli e nelle altre sedi hanno permesso di sequestrare una mole ingente di carte di debito e documentazione bancaria che ora passerà al vaglio degli esperti informatici dell’Arma per mappare l’intera rete e identificare eventuali altre vittime.
L’appello delle Forze dell’Ordine alla prevenzione
L’Arma dei Carabinieri ha rinnovato un monito fondamentale: le banche e le Forze dell’Ordine non chiedono mai, in nessun caso, codici riservati, credenziali di accesso o l’esecuzione di bonifici verso altri conti tramite telefono o messaggistica istantanea. La truffa si fonda interamente sulla creazione di un senso di urgenza che punta a inibire il pensiero critico della vittima.
Secondo i militari, se si riceve una pressione immediata a compiere movimenti di denaro, si è quasi certamente di fronte a un tentativo di frode. La rapidità d’azione dei Carabinieri ha permesso di fermare questa specifica rete interregionale, ma la prevenzione resta l’arma più efficace per i cittadini di un territorio, quello flegreo e campano, sempre più al centro di queste sofisticate strategie criminali.

