La miglior Colomba d’Italia è firmata dal pasticciere Antonio Gargiulo, di Sant’Agnello
ECCELLENZE
3 marzo 2026
ECCELLENZE

La miglior Colomba d’Italia è firmata dal pasticciere Antonio Gargiulo, di Sant’Agnello

Doppietta storica per i maestri pasticcieri campani al Campionato Nazionale FIPGC: l’oro della tradizione vola in Penisola Sorrentina, mentre l’innovazione salata consacra l’Irpinia
Marco Cirillo

Se la Pasqua ha un profumo, quest’anno ha le note agrumate della Penisola Sorrentina e i sentori decisi del Provolone del Monaco irpino. Il verdetto è ufficiale e arriva direttamente dal Campionato “Miglior Colomba d’Italia” 2026, l’attesa competizione promossa dalla Federazione Internazionale Pasticceria, Gelateria e Cioccolateria (Fipgc) svoltasi nella cornice della Tirreno Ct di Carrara.

 

Una sfida tra giganti dell’arte bianca che ha visto il Sud Italia non solo dominare, ma letteralmente sbaragliare la concorrenza, portando a casa i titoli più prestigiosi nelle categorie principali. La Campania, in particolare, si conferma la capitale indiscussa della lievitazione, firmando una doppietta d’oro che unisce il rispetto della tradizione più pura all’audacia della gastronomia salata.

 

L’eccellenza classica: l’oro di Sant’Agnello
Il gradino più alto del podio nella categoria “Colomba Classica” parla napoletano. È Antonio Gargiulo, maestro pasticciere di Sant’Agnello, in provincia di Napoli, a essersi aggiudicato l’oro più ambito. La sua creazione ha convinto la giuria per una perfezione tecnica che sembrava quasi sfidare le leggi della fisica: un equilibrio magico tra sofficità estrema e un’alveolatura impeccabile, quei “buchi” nel cuore dell’impasto che testimoniano una fermentazione lenta e sapiente.

 

La colomba di Gargiulo è un inno all’essenziale: solo canditi d’arancia di altissima qualità e quella glassa croccante che, al primo morso, deve sprigionare il suono della tradizione. In un’epoca di sperimentazioni spesso eccessive, il premio a Gargiulo riporta l’attenzione sulla maestria artigianale del territorio costiero, capace di trasformare acqua, farina e lievito madre in un monumento gastronomico.

 

L’anima salata: il sapore della terra irpina
Ma la Campania non si è fermata alla tradizione dolce. Nella categoria “Colomba Salata”, il primo premio è andato a Raffaele Romano, maestro di Solofra, nell’avellinese. La sua “Anima Campana” è un viaggio sensoriale tra i sapori forti e autentici del territorio.

 

Romano ha osato un accostamento che ha entusiasmato i giudici: un impasto gastronomico arricchito da capperi, acciughe e il celebre Provolone del Monaco, completato dalla dolcezza cromatica dei pomodorini confit. È la dimostrazione di come il concetto di colomba possa evolversi, diventando un elemento centrale non solo del fine pasto, ma anche dell’antipasto o del convivio pasquale, portando con sé l’identità fiera dell’Irpinia.

 

Il primato del freddo: il tocco calabrese
A completare il quadro di un Mezzogiorno pigliatutto è stata la Calabria. Massimo Esposito, maestro catanzarese, ha conquistato il titolo per la “Miglior Colomba Gelato”. La sua proposta è stata giudicata una sintesi perfetta di tecnica pasticciera e arte del sottozero: un gelato al melograno dal gusto vibrante, accompagnato da un crumble di anacardi per la parte croccante e avvolto in una glassa di cioccolato bianco. Una vittoria che sottolinea come la scuola del Sud sappia declinare l’eccellenza in ogni temperatura, dalla fragranza del forno alla setosità della mantecazione.

 

Un livello mai visto prima
Il presidente della Fipgc, Matteo Cutolo, ha commentato con visibile emozione l’esito di questa edizione 2026, sottolineando un dato tecnico sorprendente: lo scarto tra i primi dieci classificati è stato di pochissimi punti, segno di una crescita collettiva che sta portando l’asticella dell’eccellenza a livelli quasi insuperabili. “Un livello così elevato non si era mai visto prima”, ha dichiarato Cutolo, evidenziando come il confronto continuo tra professionisti e la formazione costante stiano trasformando i laboratori in veri centri di ricerca scientifica del gusto.

 

Per la Campania e per tutto il Sud, questi premi non sono solo medaglie da appendere alle pareti delle botteghe, ma la conferma di un primato culturale. In un mondo che corre veloce, la pazienza del lievito madre e la selezione maniacale delle materie prime del territorio continuano a essere la moneta più preziosa. Chi sceglierà una colomba campana in questa Pasqua 2026 non porterà in tavola solo un dolce, ma il lavoro di uomini che, con le mani sporche di farina, continuano a scrivere la storia della nostra nobile identità gastronomica.