Torre Annunziata, il passo indietro della giunta tra appelli e autoaccuse
L’ultimo appello della giunta a Cuccurullo passa dall’azzeramento delle deleghe: un tentativo estremo per salvare il sindaco dimissionario, ma anche un documento pieno di nodi politici. Gli assessori rimettono nelle mani del primo cittadino il proprio mandato e gli chiedono di tornare alla guida di Torre Annunziata, provando a trasformare l’atto formale in una ripartenza istituzionale.
Il testo, indirizzato a Corrado Cuccurullo nelle ore decisive prima della scadenza dei venti giorni per l’eventuale revoca delle dimissioni, si apre con una precisazione: la scelta «non vuole essere in alcun modo un gesto di tradimento della fiducia ricevuta, né tanto meno una forma di contrasto e di sfiducia all’azione politica» portata avanti dal sindaco.
Gli assessori rivendicano di essere rimasti al loro posto fino a questo momento per «garantire la funzionalità minima della macchina amministrativa» e «i servizi essenziali dei cittadini», ma allo stesso tempo riconoscono la necessità di rimettere il mandato nelle mani del sindaco per consentirgli di valutare «l’opportunità di ricostituire una nuova squadra, seppure anche tecnica, di governo cittadino».
È qui che emerge il primo cortocircuito politico. La giunta chiede a Cuccurullo di restare, gli offre la possibilità di azzerare la squadra che lo ha accompagnato e quando gli assessori invocano una futura scelta «scevra da qualsiasi vincolo», ammettono implicitamente che l’esecutivo uscente sia stato il prodotto di equilibri, compromessi e condizionamenti politici.
Il messaggio è chiaro: il sindaco, per ripartire, dovrebbe liberarsi del peso delle appartenenze e costruire un nuovo governo cittadino con piena autonomia. Una formula che prova a rilanciare Cuccurullo, ma finisce anche per certificare il limite della stagione appena consumata. Nel documento c’è poi il richiamo alla città, «ancora una volta» costretta a vedere il proprio nome legato «al cancro sociale della criminalità», e l’invito ad aprire «una nuova e più determinante stagione di rinnovamento politico-istituzionale».
Gli assessori chiedono anche di investire l’intera assise comunale e tutte le forze politiche di uno «scatto di dignità» e di uno «slancio di coesione e di unità degli intenti». Ma anche questo passaggio porta con sé un altro controsenso: se serve uno scatto collettivo, significa che quello scatto finora non c’è stato. Se occorre una nuova stagione, quella precedente appare già chiusa. E se il sindaco deve essere messo nelle condizioni di scegliere senza vincoli, allora i vincoli hanno pesato davvero.
Il finale assume il tono dell’appello personale e politico: «Siamo certi che Lei è l’uomo giusto», scrivono gli assessori, definendo Cuccurullo «un’occasione da non sprecare». Poi la frase più netta: «Questo è il tempo. Altro, non ce ne sarà». Da ultimo, l’invito formale a ritirare le dimissioni e «tornare a prendere tra le mani il timone della nostra città».
Resta però il peso di un documento che tenta di salvare il sindaco azzerando la giunta, chiede discontinuità a chi quella squadra l’ha nominata e invoca libertà da vincoli che, proprio così, vengono riconosciuti come parte del problema. L’ultimo appello a Cuccurullo è anche l’ultima fotografia di una maggioranza arrivata al capolinea.

