Torre Annunziata. In cella senza acqua: lo Stato dovrà risarcire il ras

Ciro Formisano,  

Torre Annunziata. In cella senza acqua: lo Stato dovrà risarcire il ras

E’ stato condannato in via definitiva per associazione per delinquere di stampo mafioso e traffico di droga. E’ considerato una figura di spicco del clan Gallo-Cavalieri di Torre Annunziata, un esponente di punta della cosca specializzata in spaccio ed estorsioni che da decenni tiene in scacco la città. Eppure, a dispetto di un “curriculum” criminale di primo piano e delle accuse dell’Antimafia, stavolta è quel ras della camorra a essere rimasto vittima di un’ingiustizia. Al punto che lo Stato italiano lo dovrà risarcire per il torto subito. Il protagonista di questa vicenda è Vincenzo Battipaglia Gallo, sessantuno anni, ritenuto tra gli esponenti di primo piano della cosca fondata dal boss Pasquale Gallo, alias ‘o bellillo. In cella da quasi un decennio, il nome di Vincenzo Battipaglia Gallo è legato a diverse delle inchieste che hanno travolto, in questi anni, la criminalità organizzata di Torre Annunziata. Una su tutte “Mano Nera”, il maxi-processo che ha portato alla condanna di una cinquantina tra boss, generali, spacciatori e affiliati legati a doppio filo alla cosca con base nel rione Penniniello. Ma stavolta la camorra non c’entra. Qualche mese fa, infatti, il ras di Torre Annunziata – assistito dagli avvocati Giuseppe De Luca e Massimo Lafranco – ha presentato un’istanza al tribunale di sorveglianza di Perugia per chiedere un risarcimento danni e la riduzione della pena. Il motivo? Durante la detenzione di Vincenzo Battipaglia Gallo nel carcere di Spoleto sarebbero stati registrati diversi disservizi idrici. Acqua a singhiozzo nelle celle, con tutto ciò che ne consegue per l’igiene e la salute dei detenuti. Un disagio ritenuto “inumano” dalla difesa, andato avanti per qualcosa come 166 giorni di fila, poco più di cinque mesi. Ed effettivamente il disagio per i detenuti di quel penitenziario c’è stato davvero. Lo ha riconosciuto anche il tribunale di sorveglianza ritenendo le condizioni del detenuto, in quel periodo, non conformi ai criteri stabiliti «dalla convenzione per la salvaguardia dei diritti dell’uomo» determinando una detenzione «contraria al senso di umanità». I giudici, di fronte all’evidenza, non hanno potuto fare altro che riconoscere il ras di Torre Annunziata come vittima di un’ingiustizia, accogliendo – seppur in parte – il ricorso della difesa. A Battipaglia Gallo è stato riconosciuto un irrisorio risarcimento economico, pari a 48 euro. Ma per quel disservizio il giudice ha anche disposto la riduzione di 16 giorni rispetto alla pena complessiva. Il detenuto, chiamato a scontare una duplice condanna in continuazione per circa 11 anni di carcere, potrà dunque uscire in anticipo dalla sua cella per effetto di questa vicenda. @riproduzione riservata

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