Il delitto di Melania, lo schiaffo della piccola Vittoria al papà assassino: «Il mio cognome sarà Rea»

Andrea Ripa,  

Il delitto di Melania, lo schiaffo della piccola Vittoria al papà assassino: «Il mio cognome sarà Rea»

La foto con la tutina rosa di Hello Kitty e il sorriso di mamma Melania sono gli ultimi ricordi nitidi di un’infanzia negata, macchiata con il sangue e cancellata dalle inchieste e dal clamore mediatico di una vicenda di cui – ancora oggi – si fa fatica a comprendere. Vittoria è quel che resta di una storia d’amore malata, un matrimonio infelice culminato con una tragedia: 35 coltellate e una condanna a vent’anni di carcere che hanno riempito le aule dei tribunali e le pagine di cronaca degli ultimi dieci anni. E’ la figlia di Salvatore Parolisi e Melania Rea, coniugi di Somma Vesuviana. Una bimba che ora lotta per cancellare un passato pesante rifiutando il cognome del padre assassino. Nove anni fa – il 18 aprile del 2011 – l’omicidio che sconvolse il Paese, la donna uccisa brutalmente in un bosco, a Colle San Marco. Si scoprirà poi che a commettere quel delitto fu il marito, Salvatore, caporal maggiore dell’Esercito italiano. Mentre la mamma veniva colpita brutalmente a morte, Vittoria dormiva nel seggiolone poggiato sul sedile posteriore dell’auto della donna. Magari sognando una vita normale. Aveva 18 mesi. Non poteva immaginare quello che le stesse accadendo intorno. Negli anni è cresciuta con una cicatrice sul cuore, senza che al suo fianco ci fosse il sorriso rassicurante di mamma Melania. Quello che le resta delle foto di quando era piccola. Oggi quella neonata che gattonava in cerca di sicurezze sotto lo sguardo attento e il sorriso rassicurante di mamma Melania è una bambina di undici anni e con un piccolo gesto s’è messa alle spalle anni di sofferenze e vuoti incolmabili, nonostante il sostegno dei nonni materni e dallo zio Michele sin dal primo giorno successivo alla tragedia. Una richiesta semplice e coraggiosa allo stesso tempo. Un atto presentato mesi fa per «cancellare» quel cognome pesante e fastidioso è stata accolta dai giudici. Non si chiamerà più Vittoria Parolisi. Ma Vittoria Rea. «Come mamma, che ho conosciuto per troppo poco tempo», ha detto ai nonni e agli avvocati quando s’è convinta di fare questo passo. E i magistrati hanno accolto il desiderio di una bimba di undici anni che tra mille sacrifici ha cercato di darsi un’esistenza normale. Anche se normale non lo sarà mai. Ma oltre ai ricordi, alle foto da piccola mentre era tra le braccia della mamma, conserverà anche altro: un cognome. Il cambio di cognome arriva nelle settimane in cui il papà biologico Salvatore Parolisi ha cominciato a godere dei permessi premio, previsti dallo Stato. Ha scontato metà della sua pena, vent’anni di carcere confermati in Cassazione. Per i vertici del penitenziario in cui è recluso è un detenuto modello: lavora infatti come centralinista e può usufruire di permessi uscite per motivi di lavoro o studio. Un tentativo di ricostruire una vita distrutta dopo essersi macchiato le mani di sangue.

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