Droga per il clan D’Alessandro, il boss rischia 20 anni di carcere

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Droga per il clan D’Alessandro, il boss rischia 20 anni di carcere

Assieme a Giovanni D’Alessandro e Sergio Mosca è ritenuto tra le figure di spicco della holding dello spaccio scoperta dall’Antimafia. Un’organizzazione, nata sotto il vessillo del clan D’Alessandro, che avrebbe imbastito accordi con la ‘ndrangheta per inondare di droga le strade di Castellammare di Stabia. Un’accusa che ad Antonio Rossetti, alias ‘o guappone, ritenuto una figura di primo piano del clan di Scanzano, rischia di costare una condanna a vent’anni di reclusione. E’ questa, infatti, la pena invocata, nella sua requisitoria, dal pubblico ministero della Dda Giuseppe Cimmarotta, il magistrato che indaga sulla criminalità organizzata stabiese. L’ultimo atto del processo lampo nato dall’inchiesta “Domino”, l’indagine che a giugno scorso ha portato ad una ventina di arresti svelando l’esistenza di una ramificata organizzazione specializzata nel traffico di sostanze stupefacenti. Un’organizzazione di cui Rossetti è ritenuto tra i capi, promotori e finanziatori. I tre ras che per la Dda erano in cima a quella “piramide” criminale avrebbero gestito un folto gruppo di spacciatori, broker e fiancheggiatori, tutti a vario titolo ritenuti coinvolti nell’attività di compra-vendita degli stupefacenti. L’inchiesta, nata dalle indagini sull’omicidio di Antonio Fontana, ex collaboratore di giustizia ucciso ad Agerola nel 2017, ha portato gli inquirenti a svelare la centralità dell’attività di spaccio per le economie della cosca. Un’attività resa ancor più florida dai legami con i Di Martino di Gragnano, guidati dal boss latitante Antonio Di Martino, anche lui indagato. Lo stesso Rossetti avrebbe – teorizza l’Antimafia – ricevuto stupefacenti dallo stesso Antonio Di Martino nel 2014. Rossetti è imputato, assieme ad altre diciassette persone, nel procedimento con rito abbreviato frutto di quella indagine. Nella precedente udienza il pubblico ministero aveva chiesto condanne esemplari anche per gli altri esponenti di punta dell’organizzazione. In tutto circa due secoli di carcere complessivi. Nel corso dell’udienza che si è svolta ieri dinanzi al giudice per le udienze preliminari del tribunale di Napoli sono cominciate le discussioni difensive. L’avvocato Antonio De Martino, nell’interesse di Antonio Longobardi, ha provato a documentare l’assenza di elementi oggettivi in grado di sostenere le accuse. Nelle prossime udienze toccherà al resto del collegio difensivo (composto dagli avvocati Francesco Romano, Gennaro Somma, Giuliano Sorrentino, Elvira Schioppa, Renato D’Antuono, Mariano Morelli e Alfonso Piscino) provare a scalfire le certezze dell’Antimafia. Entro l’inizio del 2021, salvo colpi si scena, potrebbe anche essere emesso il verdetto di primo grado a carico dei 18 imputati finiti a processo. @riproduzione riservata

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