Studenti al limite: «Durante la Dad capita di piangere davanti alla cam»

Vincenzo Lamberti,  

Studenti al limite: «Durante la Dad capita di piangere davanti alla cam»

Chiusi nelle loro stanzette davanti allo schermo di un pc. Devastati da un anno di isolamento, dalla fine di ogni rapporto sociale. Sono gli studenti i più colpiti da questa pandemia che ha azzerato i contatti e distrutto i rapporti personali. Non hanno timore nell’ammettere la sofferenza i ragazzi che sono costretti a seguire da casa le lezioni.

Lorenza Scialò non ha timore nel raccontare l’angoscia di giorni sempre uguali. “A volte capita che anche durante le lezioni spegniamo il video e il microfono e piangiamo. Ci stiamo abituando a questa depressione. Non sentiamo nemmeno il bisogno di uscire”. E, a rafforzare questo dolore, racconta un episodio: “L’altro giorno ero con mamma in auto, lei diceva che voleva comprare gli abiti. Io pensavo che fosse tutto inutile perché tanto quando usciamo”. E’ angosciante non sapere cosa accade. Lorenza pensa al suo compleanno: “Tra un po’ dovrei festeggiarlo, ma non so come fare. è bruttissimo. Anche per i bambini la situazione è drammatica. Vedere online mio fratello di sei anni che non vedo dall’estate, lo sento telefonicamente, mi chiede perché non vieni. Vallo a spiegare a questi bambini che non possono giocare in un parco. Io mi sento abbandonata a me stessa, mia madre lavora tutta la giornata e io resto da sola. Si incrina anche il rapporto di familiarità coi genitori”. Basta ascoltarli questi studenti per capire il dramma di una generazione.

Emanuela De Martino lega le sue angosce a quelle della nonna anziana: “Gli anziani, rispetto a noi, hanno la paura di ammalarsi. Noi giovani possiamo uscirne, ma gli anziani hanno paura. Io, ad esempio, sono legata da morire a mia nonna, lei ha paura e lo avverto a telefono. A volte sento persone dire di anziani morti per Covid avevano già fatto il loro nella vita. Ma si ha sempre voglia di vivere e va dunque difesa” continua Emanuela. “Noi stiamo perdendo i migliori anni, loro stanno perdendo gli ultimi. Mio fratello ha iniziato la prima media, per esempio. E mi rendo conto che per loro è un disagio costante, vivono con la necessità di avere genitori accanto”. Sono giorni difficili quelli vissuti nelle quattro mura trasformate in classi: “Mio fratello piange quando perde la connessione, vive un blocco. Gli sono state tolte tante cose, come il calcio per esempio – racconta Emanuela – a volte parla a telefono e con gli amici ricorda dei pomeriggi passati. Il lunedì sera ci vedevamo a casa a mangiare un panino, una pizza e mandavamo foto. Vorremmo tornare a farlo”. Sono gli studenti più grandi ma nei loro pensieri, spesso, ci sono i fratellini.

Andrea Sannino è triste pensando che “alle elementari, si sviluppano i primi pensieri. Sotto l’aspetto della socializzazione farle in Dad è di una tristezza assoluta”. E spesso proprio questi ragazzi che si avviano alla maturità devono essere punti di riferimento dei più piccoli: “Mio fratello ancora non parla, ha difficoltà- racconta Raffaella Scippa – A due anni è attaccato al telefono perché pensa che quella è la sua vita. Non c’è una fascia di età penalizzata di più, siamo tutti in gabbia. Il fatto di non poter vivere è devastante. Sono sempre qui a guardare la tv o a studiare. Ormai anche le videochiamate ci scocciano”. E’ difficile reagire, anche per chi come questi studenti hanno tutta una vita davanti. Ma quella più bella, più colorata e chiassosa rischia di perdersi nelle quattro mura: “Il virus ha colpito tutti.

Io l’ho presa male, non sono mai riuscito a vedere il lato positivo” racconta Francesco Vitale. “Ho perso morale, anche se penso sia sbagliato. Dobbiamo provare a stare lucidi per reagire, ma anche a me capita di scoppiare a piangere. Per me gli amici sono importanti, vedere gli amici al telefono fa male. Ci hanno privato della nostra vita. Da un anno non abbiamo risolto nulla. I vaccini vanno lenti da noi Ho un amico a Londra che mi racconta che sono quasi alla normalità”.

E’ passato un anno, ma le cose sono peggiorate. Giorgia Lama ne è convinta: “Oggi è peggio del primo lockdown, allora avevamo la speranza di uscirne presto, ora abbiamo più paura e depressione. Prima si cantava dai balconi, ora siamo chiusi in noi stessi. Guardiamo la nostra vita passata e mi sembra di impazzire. Andare al bar con le amiche, ci manca la normalità. Ne risentiamo più adesso che prima. Ci siamo arresi” è la drammatica consapevolezza. Daria Dantonio non ricorda la vita di prima: “E non riesco ad immaginare come sarà dopo. La mascherina sul volto, ad esempio.

Non sarà facile da superare. Ricorderemo questi anni come persi”. I sorrisi sono spariti da quei volti: “Tutti con la mascherina. ora è la normalità ed è strano” dice Raffaella Punzo. “Chissà quanto durerà. Chiudono i negozi, la crisi che avanza. Si tratta del nostro futuro”. Mancano a questi giovani anche le cose più normali: “Spero di non vedere mia nonna con la mascherina, sogbo un viaggio con lei, il pranzo con lei” dice Claudia PunzoViola Zingarini, invece, ha un sogno piccolo ma enorme considerato il momento: “Voglio invitare un mio amico a pranzo”. E su tutti c’è la paura di ammalarsi: “Non voglio più avere l’ansia di trasmettere o prendere il virus” sostiene Gaia Vavalà. Se chiudono gli occhi e immaginano un mondo senza pandemia i desideri sono semplici: Abbracciare i nonni, togliere le mascherine, abbracciarci, una pizza insieme, stringere la mano, andare a ballare” dicono. E soprattutto “farò tutto quello che non ho fatto fino ad oggi” la grande idea rivoluzionaria.

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