Sud, lo studio shock. Livelli pre-crisi non prima del 2028-2030. Cresce ancora il divario con il Nord

Redazione,  

Sud, lo studio shock. Livelli pre-crisi non prima del 2028-2030. Cresce ancora il divario con il Nord

“La forbice” tra il Mezzogiorno il resto del Paese, “soprattutto” il Nord, “dopo aver mostrato un contenimento tra il 2015 ed il 2017, si riaffaccia a partire dal 2018”. Così il Rapporto dell’Osservatorio Banche-Imprese di economia e finanza (Obi). Ecco che, si legge nello studio, “il recupero delle posizioni ante 2008 si sposta di conseguenza al periodo 2028-2030”. Nel dettaglio, secondo l’Osservatorio nel quinquennio 2019-2023 la crescita media annua del valore aggiunto italiano si attesterà “al +0,8%, con il Nord-Est a +0,8%, il Nord-Ovest +0,7%, il Centro a +0,9% e il Sud fanalino di coda a +0,6%”.

Anche l’occupazione nel Meridione “dovrebbe evidenziare una crescita più contenuta (+0,6% medio annuo rispetto al +0,8% delle altre macro-aree)”. Nel quinquennio di previsioni quindi le “altre macroaree del Paese dovrebbero superare i livelli di occupazione precedenti la crisi mentre per il Mezzogiorno, agli attuali ritmi di crescita previsti, tali livelli saranno raggiunti solo nel 2026″. In questo scenario, sempre secondo il Rapporto Obi, il contributo del Meridione all’economia italiana “continuerà a scendere: se nel 2000 il 24,7% del valore aggiunto nazionale era prodotto nelle regioni del Sud, nel 2018 questo contributo si è fermato al 22,8% con una stima per il 2023 fissata al 22,6%”. Un calo, viene sottolineato, “causa, ma anche effetto, delle negative dinamiche socioeconomiche registrate nel Mezzogiorno in questi anni, tra le quali il calo dell’occupazione (dal 46,3% del 2004 al 44,5% del 2018) e la crescente migrazione di giovani del Sud (negli ultimi 16 anni quasi 600.000).

Nel quinquennio 2019-2023 la crescita annua risulterà “decisamente contenuta per tutte le Province meridionali” ma, in particolare, sarà “sostanzialmente nulla” in quatto Province del Mezzogiorno: “Agrigento, Benevento, Nuoro e Potenza”. Si distingueranno, invece, Crotone (+1%) e Matera (+1,4%). In quest’ultima la crescita sarà positiva anche grazie, spiega il Rapporto, “ai benefici della sua designazione a Captale europea della Cultura”