Scandali e inchieste non fermano la casta di Torre del Greco: spese record per i gettoni ai politici. Ecco quanto «guadagnano» dal Comune

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Alberto Dortucci,  

Scandali e inchieste non fermano la casta di Torre del Greco: spese record per i gettoni ai politici. Ecco quanto «guadagnano» dal Comune

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Torre del Greco. «Ma perché non si dimettono?». è la domanda, riferita ai politici dell’amministrazione comunale guidata dal sindaco Giovanni Palomba, ascoltata come un disco rotto durante i primi 10 mesi di governo cittadino della coalizione uscita vincitrice dalle tormentate elezioni del giugno 2018. Dieci mesi di emergenze e crisi accompagnate da bufere giudiziarie, capaci di fare emergere sempre lo stesso interrogativo: «Ma perché non si dimettono?». La risposta è arrivata al termine del giorno-simbolo degli sprechi della casta di Torre del Greco, il giorno di un consiglio comunale convocato con urgenza solo per l’approvazione dell’immediata esecutività del rendiconto di gestione del 2019 licenziato la scorsa settimana: una seduta-lampo conclusa con l’inevitabile via libera della maggioranza, ma pagata a caro prezzo. In soldi pubblici, ovviamente. Perché fino a oggi – in particolare, a partire dall’ok alla cumulabilità delle presenze alle varie riunioni delle commissioni consiliari – le casse del Municipio sono state utilizzate come una sorta di slot-machine: metti una firma, esce un gettone da 32,52 euro. A volte, due o tre. Fino a quattro in un solo giorno – costo di 130,08 euro – come è riuscito a fare lo scorso 5 marzo Salvatore Gargiulo, il capogruppo della lista civica La Svolta alla prima esperienza in municipio.

Il salasso di primavera

Il dato emerge dalle due determine di pagamento firmate dal segretario generale Pasquale Incarnato per la liquidazione dei gettoni di marzo e aprile ai consiglieri comunali: come previsto al momento delle modifiche del regolamento licenziate dalla prima commissione consiliare guidata dall’avvocato Gaetano Frulio, le spese dell’ente di largo Plebiscito sono aumentate del 50%. In pratica, circa 30.000 euro in due mesi. A centrare il jackpot del Comune, in primis proprio Salvatore Gargiulo: il riferimento in municipio di Ciro Piccirillo e Salvatore Antifono – il primo sottoposto a divieto di dimora in Campania per lo scandalo del voto di scambio, il secondo fresco di chiusura delle indagini per associazione a delinquere – è riuscito a «timbrare il cartellino» per 58 volte in 60 giorni, comprese le festività pasquali. Un’impresa pagata la bellezza di 1.886,16 euro. Stesso record e stessi costi per la collega Carmela Pomposo, sempre della lista civica La Svolta. A cui l’ente di palazzo Baronale riconosce – come previsto dalla legge – pure il rimborso alla ditta presso cui risulta assunta per le mancate ore di lavoro. A completare il terzetto di stacanovisti, la baby-politica Annalaura Guarino. Alle spalle dell’irraggiungibile terzetto vari esponenti della maggioranza: a partire dai «navigati» Pasquale Brancaccio e Luigi Caldarola – entrambi ripescati dalla vecchia maggioranza di Ciro Borriello – fino ai debuttanti Simone Gramegna e Antonio D’Ambrosio, passando per Michele Langella e Iolanda Mennella. Tutti fuoriclasse della slot machine del Municipio, ma – fino a oggi – incapaci di lasciare un segno sulla città.

Le due facce del M5S

Passando dai banchi della maggioranza agli scranni dell’opposizione, il risultato non cambia: il funzionario regionale Valerio Ciavolino e la ricercatrice in genetica Romina Stilo hanno «arrotondato» i rispettivi stipendi con 780 euro al mese, mentre l’ex senatore Nello Formisano ha destinato i «suoi» 650,40 euro di gettoni all’Unitalsi. A chiudere, le due facce del M5S: se da un lato Vincenzo Salerno ha raggiunto la «zona Champions» dei costi – circa 1.700 euro in due mesi, a cui aggiungere i rimborsi alla ditta di lavoro – la quota rosa Santa Borriello, subentrata al candidato sindaco Luigi Sanguigno, si è fermata a soli 325,20 euro. Ma, almeno, senza collegamenti via Skype.

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