La cricca degli appalti a Torre del Greco: «Così il vicesindaco Capone gestiva le politiche sociali»

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Alberto Dortucci,  

La cricca degli appalti a Torre del Greco: «Così il vicesindaco Capone gestiva le politiche sociali»

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Torre del Greco. Non ha il fascino tenebroso di Stefano Accorsi o la contagiosa simpatia di Leonardo Pieraccioni. Né – a giudicare dalla richiesta di gratuito patrocinio avanzata al tribunale di Torre Annunziata – il conto in banca di Silvio Berlusconi. Eppure, l’ex vicesindaco Donato Capone – ritenuto dal pubblico ministero Giuliana Moccia il referente politico della «cricca degli appalti» in municipio – esercitava un certo «fascino» sulle donne. Al punto da veicolare, attraverso le quote rosa del suo entourage, le politiche sociali all’ombra del Vesuvio. Con buona pace delle proteste di Ciro Vaccaro – il regista dell’associazione a delinquere messa in piedi da imprenditori e colletti bianchi – e di Salvatore Antifono, l’ex consigliere comunale diventato il factotum della ditta Ego Eco di Vittorio Ciummo.

La lady welfare

Il retroscena emerge dalle 1.300 pagine dei primi documenti relativi all’ennesima tegola politico-giudiziaria caduta su palazzo Baronale. Alle donne del «cerchio magico» di Donato Capone – tutte completamente estranee alle indagini condotte dai magistrati del palazzo di giustizia di via Nazionale – viene dedicato un intero capitolo del fascicolo agli atti dell’inchiesta, non a caso intitolato «la posizione di Sofia Flauto e i servizi sociali». La criminologa di Aversa spunta a sorpresa a Torre del Greco a settembre del 2009, quando viene nominata assessore all’istruzione dal sindaco Ciro Borriello. In meno di un mese, strappa la delega alle politiche sociali, un settore «noto» alla cinquantenne già presidente del consorzio Kratos. Non solo: il marito Luigi Lagravanese era amministratore unico di una cooperativa sociale già affidataria di appalti al Comune di Torre del Greco. «è evidente come l’amministrazione comunale – scrivono gli investigatori – non potesse non sapere, all’atto della nomina politica, gli incarichi ricoperti da Sofia Flauto». Eppure, grazie ai «buoni uffici» di Donato Capone, il chirurgo plastico con la passione per la politica firmò ugualmente l’incarico. La nuova «stella» di palazzo Baronale divenne «cadente» a dicembre del 2011, quando la criminologa fu costretta a rassegnare le dimissioni dopo l’arresto del marito in un blitz contro il clan dei Casalesi. L’imprenditore venne successivamente scagionato da tutte le accuse, ma Sofia Flauto aveva già abbandonato il Comune. Ma non Torre del Greco né il suo «mentore» Donato Capone, come raccontano le intercettazioni telefoniche finite nell’inchiesta.

Il ritorno di fiamma

D’altronde, in un esposto presentato a gennaio del 2012 agli agenti del locale commissariato la stessa Sofia Flauto autodefiniva Donato Capone come suo referente politico. Un ruolo tornato d’attualità a settembre del 2014 – a tre mesi dall’elezione-bis di Ciro Borriello – quando la signora delle politiche sociali raccontò al suo «riferimento» di avere avvicinato Anna Lecora, con cui intratteneva ottimi rapporti interpersonali. La funzionaria – oggi a Portici alla corte di Vincenzo Cuomo e completamente estranea all’inchiesta – era stata a Torre del Greco per incontrare il primo cittadino e sarebbe tornata per prendere visione della documentazione relativa alla nettezza urbana. «La devi incontrare subito, durante la riunione si è parlato delle cooperative sociali dei portatori di handicap», il suggerimento al vicesindaco di Sofia Flauto. Pronta poi a farsi beffe del «maghetto» del settore politiche sociali del Comune, il super-dirigente Ernesto Merlino destinato a essere trasferito dal primo cittadino.

La funzionaria amica

Gli ottimi rapporti tra Anna Lecora e Sofia Flauto sarebbero confermati dall’sms inviato dalla funzionaria il giorno della sua nomina ufficiale e dai successivi messaggi inviati dalla signora delle politiche sociali, dietro richiesta di Donato Capona, alla funzionaria: «Aiutami», l’eloquente richiesta via sms. E se le conversazioni telefoniche erano pericolose, ecco gli incontri segreti organizzati da Donato Capone con Anna Lecora in una piazzola di sosta dopo l’uscita del casello di Portici. Dopo il summit, puntuale arrivavano i riscontri: «Fatta e protocollata – la comunicazione via sms del segretario generale al politico – Materialmente la vuoi portare a mano tu o mando qualcuno?». «Manda qualcuno, grazie», la secca risposta.

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