Torre del Greco: tasse sulla compravendita delle navi Deiulemar. Frode 4,6 milioni di euro

Redazione,  

Torre del Greco: tasse sulla compravendita delle navi Deiulemar. Frode  4,6 milioni di euro

Facendo figurare, ma solo formalmente, la sede della società a Malta, una società in realtà italiana ha omesso di versare all’Erario le tasse sulla plusvalenza dell’acquisto all’asta e della successiva vendita delle 12 navi della flotta di navi della fallita società armatrice Deiulemar Shipping. In base a questo meccanismo ritenuto illegale dagli investigatori, la società “Heron Venture Limited”, che ha il proprio centro di direzione a Napoli, ha versato poche migliaia di euro al fisco maltese invece di versare 4,6 milioni a quello italiano. Il Nucleo di Polizia Economico Finanziaria della Guardia di Finanza di Napoli, nell’ambito dell’operazione “Onda Perfetta”, ha sequestrato preventivamente la somma 4.634.320 euro alla società “Heron Venture Limited” e uno dei suoi consiglieri d’amministrazione, il napoletano Maurizio Pavesi. Il sequestro è stato emesso dal gip di Napoli su richiesta della Procura di Napoli (pm Sergio Raimondi, procuratore aggiunto Vincenzo Piscitelli)Le indagini dei finanzieri si sono concentrate proprio sull’acquisto all’asta, a Torre Annunziata, della flotta, avvenuta nel 2014. Per gli inquirenti il meccanismo fraudolento è consistito proprio nel far figurare la sede legale della società (partecipata, al momento della sua costituzione dal gruppo armatoriale italiano Augustea e dal fondo internazionale York) a Malta mentre il centro direzionale era in realta’ collocato a Napoli. Qui sono state prese tutte le decisioni, come e’ emerso dall’analisi della documentazione e delle mail, dall’acquisto delle navi, al reperimento dei finanziamenti, dalla suddivisione della flotta alla cessione delle navi obsolete. La compravendita della flotta ha consentito alla “Heron Venture” di realizzare un profitto di oltre 16,8 milioni di euro e di versare imposte per poche migliaia di euro a Malta anziché pagare 4,6 milioni di euro all’Erario italiano. Gli inquirenti contestano l’omessa dichiarazione dei redditi.