Castellammare. Nel mercato dei fiori sboccia soltanto la paura: «Se parliamo ci uccidono»

Ciro Formisano,  

Castellammare. Nel mercato dei fiori sboccia soltanto la paura: «Se parliamo ci uccidono»

Il manifesto del potere della camorra sotto al Vesuvio è racchiuso in tre fogli di carta scritti al pc. Sotto l’ultima pagina non c’è una firma, ma un grido disperato. «Aiutateci. Ho tanta paura per i miei figli. Ma perdonatemi se non vi dico chi sono» scrive l’autore in fondo al pezzo di carta. In quella lettera anonima indirizzata a finanza, carabinieri, polizia e procura della Repubblica di Torre Annunziata, c’è la storia di una delle tante eccellenze di questo territorio sfregiate da boss e malaffare. Stiamo parlando del mercato dei fiori di Pompei, una delle poche “imprese” che non sono ancora appassite nel deserto industriale dell’ormai ex provincia “rossa”. Uno dei poli florovivaistici più importanti d’Italia. Un’azienda che fattura milioni di euro all’anno. Negli ultimi decenni diverse inchieste condotte dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli hanno dimostrato che il mercato è nelle mani della camorra. E in particolare del clan Cesarano, la cosca di Ponte Persica fondata dal boss ergastolano Ferdinando Cesarano. L’ultima operazione appena qualche settimana fa. In carcere e ai domiciliari sono finiti boss e presunti gregari della cosca. Sette persone accusate, a vario titolo, di estorsioni e lesioni aggravate dal metodo mafioso.

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