«La sinistra riparta dall’Europa»

Redazione,  

«La sinistra riparta dall’Europa»

La crisi della sinistra, lo strapotere dei sovranisti e l’incapacità di riuscire ad analizzare i cambiamenti nella società. Metropolis ha avviato il dibattito tra i protagonisti di una sinistra che ha le sue colpe nel non essere riuscita ad intercettare quel disagio che, poi, è diventato benzina per il populismo e il qualunquismo. Andrea Cozzolino, europarlamentare del Pd, è stato anche segretario provinciale di Napoli e assessore regionale della giunta Bassolino.

Onorevole, in questa crisi la sinistra sembra avere colpe e responsabilità. È possibile riuscire a capire cosa sia accaduto?

«Ho letto con passione e interesse il dibattito avviato da Metropolis sul ruolo della sinistra. E’ chiaro che abbiamo colpe e nostre precise responsabilità per ciò che è accaduto in questi anni. Non abbiamo saputo ben interpretare il contesto generale che ha favorito situazioni particolari. Siamo stati in presenza di fenomeni che hanno modificato i caratteri della battaglia politica».

Qual è l’errore più grave che avete commesso?

«Come sinistra siamo in ritardo. Non abbiamo colto nei mutamenti sociali le conseguenze sugli orientamenti politici. Su questo la sinistra si deve interrogare. E deve mettere in evidenza le ragioni di una lontananza che non è stata sempre tale, ma negli ultimi anni si è accentuata».

Quali sono le responsabilità, onorevole Cozzolino, perché non siete stati in grado di comprendere che il mondo stava cambiando?

«Parliamo di un processo di globalizzazione che ha coinvolto milioni di uomini e donne: persone che, in parte, sono usciti da povertà, ma in un sistema che ha prodotto nuove forme di diseguaglianza e disagio in Europa ed Occidente. Questa situazione ci ha impedito di vedere un aspetto fondamentale dei processi di globalizzazione e capire di più. Come è avvenuto tutto questo? A sinistra, devo ammettere, abbiamo letto solo un aspetto di questi processi senza vederne le conseguenze che hanno modificato il paesaggio sociale».

Una base che si è sentita tradita, che si è allontanata?

«Il punto decisivo è la lettura errata che abbiamo dato del fenomeno che più di ogni alta cosa ha sconvolto equilibri sociali. Insieme a questo lo sviluppo di un’economia dematerializzata, digitalizzata che ha prodotto fenomeni nuovi di composizione sociale, evinziando anche forme inedite di fratture sociali».

La sinistra che ruolo ha giocato?

«Siamo apparsi come difensori di chi sulla globalizzazione ha conosciuto un arricchimento spaventoso, un movimento a difesa di una elite».

Come si esce da questo guado, onorevole Cozzolino?

«Si ricompone quella frattura guardando in faccia la realtà, vedendo le novità e dando un’interpretazione alla nuova fase. Come rimettiamo in capo un movimento fatto di parole d’ordine, programmi, scelte affrontando in profondità il tema delle diseguaglianze sociali. Come si promuovono forme inedite di promozione sociale per cui nessuno è lasciato solo. Però considerando una cosa».

Quale?

«Parliamo di un fenomeno non di dimensione nazionale ma che ha campo di gioco europeo se non globale. Anche da questo punto di vista dobbiamo recuperare questa dimensione. Se vogliamo una nuova sinistra, dobbiamo lavorare per un nuovo fronte progressista affinché abbia un consenso significativo. Ma per fare questo dobbiamo ripartire da dimensione europea»