Alberto Dortucci

Torre del Greco, gli abusi della famiglia del sindaco: venti inquilini a rischio sfratto

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Torre del Greco, gli abusi della famiglia del sindaco: venti inquilini a rischio sfratto

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Torre del Greco. Quando venne iscritta al registro delle imprese – a settembre del 1980, a un mese di distanza dal permesso rilasciato dal Comune per costruire due fabbricati in via Cavallo – la Pa.Di. era una ditta edile a gestione familiare: Pa. indicava Palomba (Raffaele) e Di. indicava Di Donna (Almerinda), madre dell’attuale sindaco Giovanni Palomba. Oggi la legale rappresentante della «società in nome collettivo» con sede in via Comizi – lo storico quartier generale dei mobilieri con la «passione» per gli investimenti su mattone e cemento – risulta essere Raffaella Palomba, sorella del primo cittadino. Chiamata ora a rispondere di una lunga serie di abusi edilizi realizzati all’interno dei due edifici in cui trovano «ospitalità» gli alunni di una scuola superiore e venti inquilini della «grande famiglia» di Giovanni Palomba & company. Venti inquilini ora potenzialmente a rischio sfratto.

I controlli dei carabinieri

Procediamo con ordine. Tutto comincia in primavera, quando ai carabinieri della caserma Dante Iovino arriva un esposto su presunti interventi fuorilegge realizzati presso le due eleganti palazzine con vista mozzafiato sul golfo di Napoli. I militari dell’Arma della compagnia di viale Campania «studiano» le carte e poi – insieme a due tecnici del Comune, l’architetto Salvatore Ascione e l’architetto Maria Cozzolino – effettuano un accurato sopralluogo nel regno della Pa.Di. per accertare la veridicità delle accuse contenute all’interno dell’esposto. Con risultati «drammatici» sotto il profilo della legalità, in particolare per la stretta parentela tra l’attuale vertice della Pa.Di. e il «sindaco della trasparenza». Secondo la relazione finale firmata dai tecnici del servizio anti-abusivismo del settore urbanistica, infatti, i venti appartamenti del fabbricato lato Napoli – in tutto quattro piani – sarebbero stati trasformati in abitazioni senza il regolare cambio di destinazione d’uso da uffici privati. In pratica, i venti inquilini occuperebbero e pagherebbero il canone di locazione per vivere in «case abusive». Non solo: riscontrati diversi interventi non autorizzati, come l’apertura di nuove finestre e nuove porte. A chiudere l’elenco di contestazione per il primo fabbricato, la realizzazione di tre balconi con parapetti in muratura rifiniti con ornia in terracotta e la chiusura al piano seminterrato della scala esterna in acciaio con un muro completo di porta in ferro e finestra con grata in ferro. Non sono mancati, inoltre, abusi edilizi all’interno del primo fabbricato «affacciato» su via Cavallo: scoperto un cambio di destinazione d’uso da attività culturale a civile abitazione – l’appartamento oggi risulta «occupato» da un inquilino – nonché qualche anomalia relativa alle porte d’accesso alle aule dell’edificio scolastico. «Al momento del sopralluogo, non erano in atto lavori», precisa la relazione tecnica. Abusi edilizi, dunque, cristallizzati nel tempo. Ma ora destinati a essere cancellati dalle ruspe.

L’ordinanza di demolizione

Alla luce del dossier-shock sottoscritto dai giovani architetti del Comune – evidentemente all’oscuro della «storia» dei due fabbricati e delle peripezie lunghe 30 anni per ottenere autorizzazioni e sanatorie per la Pa.Di. snc – il dirigente del settore urbanistica, l’ingegnere Generoso Serpico, non ha perso un attimo. Il professionista arrivato in inverno al Comune su scelta del sindaco Giovanni Palomba non ha perso tempo a firmare l’ordinanza di demolizione con cui si obbliga la «società di famiglia» oggi guidata da Raffaella Palomba – residente in via monsignor Felice Romano, stesso stabile del sindaco – a procedere entro 90 giorni all’abbattimento delle opere abusive realizzate all’interno dei due stabili di via Cavallo e al ripristino dello stato originario dei luoghi. Ovviamente, avverso il provvedimento sarà possibile presentare ricorso al Tar Campania entro 60 giorni oppure ricorso straordinario al capo dello Stato entro 120 giorni. Una strada verosimilmente destinata a essere battuta dai vertici della Pa.Di., interessati a «salvare» i venti contratti di locazione sottoscritti con gli inquilini dello stabile.

Il rischio sfratto

Se la demolizione delle opere abusive – finestre, porte e balconi – potrebbe non comportare eccessivi «danni» al bilancio della Pa.Di. il ripristino della destinazione uso ufficio potrebbe provocare lo sfratto delle famiglie attualmente ospitate all’interno del fabbricato «interno» rispetto a via Cavallo. D’altronde, la sanatoria edilizia rilasciata il 27 novembre dall’ex ingegnere capo Giovanni Salerno – non propriamente una «garanzia» alla luce delle varie inchieste aperte dalla procura di Torre Annunziata sulla questione-condoni all’ombra del Vesuvio – non lascia spazio a dubbi: rispetto alle difformità alla licenza dell’otto agosto 1980 – un mese prima dell’iscrizione della Pa.Di. al registro delle imprese – si concede il titolo abilitativo per l’ampliamento, compensazione volumetrica e cambio di destinazione d’uso da abitazione a centro per attività culturali. Dunque, le venti case realizzate in via Cavallo sarebbero fuorilegge e gli inquilini potrebbero essere costretti a lasciare le proprie abitazione. Con buona pace dei «pigioni» regolarmente riconosciuti alla Pa.Di., proprietaria del «regno dei Palomba».

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