Alberto Dortucci

Crisi politica a Torre del Greco, i dissidenti aprono al dialogo: «Ma bisogna azzerare la giunta»

Crisi politica a Torre del Greco, i dissidenti aprono al dialogo: «Ma bisogna azzerare la giunta»

Alberto Dortucci

Torre del Greco. Sono stati indicati come i «responsabili della crisi politica» alla base delle dimissioni presentate dal sindaco Giovanni Palomba. Perché diventati eccessivamente «ingombranti» e famelicamente a caccia di poltrone e incarichi di prestigio. Un’accusa sopportata fino a oggi in silenzio, ma davanti a cui – a otto giorni dalla scadenza dei termini per il ritorno del primo cittadino a palazzo Baronale – il super-gruppo «Ora ci vuole coraggio» vuole, attraverso il proprio portavoce Gaetano Frulio, fare chiarezza. Per provare a scongiurare il rischio di una lunga pausa prefettizia, al motto «meglio un pessimo sindaco rispetto a un ottimo commissario straordinario».

La frenata del primo cittadino

L’ipotesi di un rientro-lampo di Giovanni Palomba a palazzo Baronale sembra essere tramontata dopo l’infruttuoso incontro con la maggioranza. Salvo colpi di scena, l’attuale reggente – il vicesindaco Annarita Ottaviano – oggi dovrebbe partire per le ferie estive e la responsabilità della fascia tricolore ricadere sulle spalle dell’assessore anziano, il professore Michele Borriello. «Non credo avrò ripensamenti – le uniche parole dello storico figlioccio della Dc all’ombra del Vesuvio – e sicuro non a stretto giro. Aspetto una proposta concreta dagli alleati, poi prenderò la mia decisione finale. L’unica certezza è il week-end già programmato in montagna, al mio ritorno vedremo». Insomma, al momento tutto fermo.

L’apertura dei dissidenti

Di qui, la decisione dei dissidenti di rompere il «mutismo» in cui è piombata l’intera maggioranza e di provare a fare chiarezza. Partendo da un presupposto fondamentale: «La città ha bisogno di una guida politica, dieci mesi di commissariamento sarebbero una mazzata – la premessa di Gaetano Frulio – Come gruppo abbiamo già presentato la lista delle nostre priorità programmatiche, peraltro condivise da Giovanni Palomba. Il nostro obiettivo è il rispetto del documento portato all’attenzione del sindaco». Eppure, le «voci di dentro» raccontano uno scenario diverso: un aut aut sulla delega ai lavori pubblici. Insomma, un ricatto politico. «Si tratta di un’interpretazione distorta dei concetti espressi durante la riunione – prosegue l’avvocato alla seconda esperienza in consiglio comunale -. La nostra unica richiesta è stata l’azzeramento della giunta per provare a cambiare realmente marcia: l’attuale esecutivo non è riuscito, a nostro avviso, a produrre buoni risultati per la città. L’azzeramento delle cariche e una omogenea distribuzione delle deleghe sono presupposti fondamentali per ripartire con il piede giusto. Davanti al muro alzato dagli alleati, abbiamo lanciato la provocazione dei lavori pubblici. Ma possiamo restare tranquillamente senza assessore e votare ogni volta i provvedimenti in linea con il nostro documento programmatico». Come a dire: va bene il dialogo, ma niente resa. «Non siamo spaventati dall’ipotesi di un ritorno alle urne – conclude Gaetano Frulio – ma non vorremmo lasciare la città allo sbando per 10 mesi».

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