Alberto Dortucci

Torre del Greco, il sindaco sfida la procura: il funzionario indagato promosso capo-cimitero

Torre del Greco, il sindaco sfida la procura: il funzionario indagato promosso capo-cimitero

Alberto Dortucci

Torre del Greco. Quando la notizia è arrivata al quarto piano della procura di Torre Annunziata qualcuno non è riuscito a trattenere una smorfia di disappunto. Perché la «promozione» del funzionario indagato per turbativa d’asta – accusa relativa all’appalto per la concessione dei suoli al camposanto per la realizzazione di cappelle e monumenti – decisa dall’amministrazione comunale guidata da Giovanni Palomba è stata interpretata come una sorta di sfida ai pubblici ministeri impegnati a fare piena luce sulle «oscure dinamiche» di palazzo Baronale. A partire dallo scorso 26 luglio – durante i venti giorni di strategiche dimissioni da sindaco dello storico figlioccio della Dc all’ombra del Vesuvio – Salvatore Loffredo, finito insieme al figlio Alessandro Loffredo e all’ex assessore Vincenzo Sannino sotto i riflettori dei magistrati nell’ambito dell’inchiesta sulla «cricca degli appalti» in municipio, si è portato a casa una posizione organizzativa da 7.500 euro l’anno per la durata di tre anni. In che settore? Servizi cimiteriali, ovviamente.

Scacco in due mosse

Il provvedimento è stato firmato dall’ingegnere Generoso Serpico – il professionista nominato a gennaio 2019 direttamente dal primo cittadino per guidare il settore urbanistica del Comune – e non lascia spazio a interpretazioni: Salvatore Loffredo sarà il «capo del cimitero» perché si dovrà occupare di controllo delle presenze; permessi; recuperi delle ore non lavorate come da norma regolamentare; ferie; lavoro straordinario; attribuzione corrispondenza e carichi di lavoro dei dipendenti del cimitero. Ma l’atto del 26 luglio è solo la conseguenza delle linee di indirizzo approvate dall’esecutivo cittadino il precedente 3 luglio, quando Giovanni Palomba era saldamente alla guida della «carovana del buongoverno». La delibera venne approvata attraverso una cosiddetta «giunta volante» apparentemente convocata per il via libera a un atto relativo allo stadio comunale Amerigo Liguori, ma poi diventata l’occasione «buona» per l’ok alle posizione organizzative dei vari settori dell’ente di largo Plebiscito. Non a caso, la manovra scatenò polemiche e proteste all’interno della maggioranza al punto da convincere l’assessore Anna Pizzo – l’avvocato indicato dalla lista civica Dai – a rassegnare le dimissioni dall’incarico. Un addio «giustificato» con i contrasti con la dirigente agli eventi Luisa Sorrentino, ma su cui evidentemente aveva pesato la «sorpresa» apparecchiata dal primo cittadino all’insaputa degli alleati. «I dirigenti comunali si sono messi d’accordo tra loro – la giustificazione del Ponzio Pilato di palazzo Baronale -. Il provvedimento è una pura formalità».

Il trasferimento bluff

Eppure, Giovanni Palomba era a conoscenza dei malumori legati al nome di Salvatore Loffredo. Non a caso, il funzionario – indicato dalla procura di Torre Annunziata come il factotum pronto a favorire gli «amici» per l’aggiudicazione dei suoli al camposanto – era stato, all’indomani dello scoppio dello scandalo, trasferito all’ufficio Suap. Una decisione, a conferma dei timori legati all’inchiesta in cui sono finiti politici e colletti bianchi, capace di convincere l’allora assessore Annarita Ottaviano – il vicesindaco poi sfiduciato dai dissidenti Gaetano Frulio e Luisa Liguoro – a rimettere la delega allo sportello per le attività produttive direttamente nelle mani del primo cittadino. Ora, a due mesi di distanza, l’ennesimo colpo di scena destinato a finire sotto i riflettori degli investigatori.

Il super-garantista

D’altronde, già in precedenti occasioni il mobiliere di via monsignor Felice Romano aveva adottato un metro assolutamente garantista con i vari indagati del Comune. L’esempio lampante è la difesa a spada tratta dell’ex assessore ai lavori pubblici Vincenzo Sannino, le cui dimissioni dalla carica sono state accettate – peraltro, malvolentieri – solo alla quarta tegola giudiziaria in dieci mesi. E il primo cittadino si è affrettato a blindare perfino Andrea Formisano, il neo-dirigente alle politiche sociali accusato di abuso d’ufficio in merito alla gestione del centro anti-violenza tra il gennaio del 2016 e il novembre del 2016: «L’ex capo dei vigili urbani non si tocca, resta regolarmente al suo posto», la linea dettata dal sindaco con buona pace dell’inchiesta portata avanti dalla procura di Napoli Nord sulla scorta delle indagini condotte dagli agenti del locale commissariato di polizia guidato dal primo dirigente Davide Della Cioppa. Ora l’ennesima sfida, proprio sul campo minato del cimitero.

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