Deiulemar, sbloccati i soldi I risparmiatori incassano il 3%

Redazione,  

Deiulemar, sbloccati i soldi I risparmiatori incassano il 3%

La notizia era nell’aria già da qualche settimana. Ieri, però, è arrivata l’ufficialità. Entro la fine dell’estate i 13.000 risparmiatori della Deiulemar compagnia di navigazione – il colosso armatoriale fallito nella primavera del 2012 – incasseranno circa 26 milioni di euro, il 3% dell’ammontare complessivo del maxi-debito da oltre 800 milioni di euro. A comunicarlo sono i rappresentati del comitato dei creditori, il gruppo di esperti chiamati a tutelare gli interessi delle vittime di un crac che ha segnato in maniera indelebile la storia di Torre del Greco. «La Curatela fallimentare ha notificato il quinto progetto di riparto, (cui corrisponde il quarto riparto per gli obbligazionisti per la percentuale del 3,12%)» le parole dell’avvocato Augusta Palomba. Secondo la nota ufficiale diramata dalla Curatela e diffusa dai legali dei risparmiatori, il giudice delegato Massimo Palescandolo – il 9 agosto scorso – ha dato il via libera al provvedimento. Gli atti sono stati depositati in cancelleria. Entro 15 giorni – se non ci saranno ricorsi – il progetto di riparto diventerà immediatamente esecutivo. Una buona notizia per i le vittime del crac che hanno investito i risparmi di una vita nelle obbligazioni emesse dall’azienda guidata dalle famiglie Lembo, Iuliano e Della Gatta. I soldi dovrebbero essere versati sui conti correnti degli obbligazionisti entro gli inizi di settembre. Al centro del tesoretto ci poco più di 26 milioni di euro complessivi. Di questi 13,6 milioni di euro sono stati messi a disposizione dalla società di fatto e 11,5 milioni dal fallimento della compagnia di navigazione. E ancora c’è un altro milione e spiccioli già accantonati in precedenza. La guerra da 320 milioni Una boccata d’ossigeno importante per le vittime del crac. Dopo l’estate, infatti, entreranno nel vivo le battaglie più importanti per i risparmiatori. In primo piano c’è la “madre” di tutte le cause – sul fronte del recupero dei soldi investiti – quella alla Bov, la banca maltese che avrebbe custodito una fetta del tesoro accumulato dagli armatori prima del fallimento. Denaro degli obbligazionisti sparso in giro per il mondo attraverso una fittissima e articolata rete di scatole cinesi. Per questa vicenda è in corso un processo, a Torre Annunziata. Un processo che vale oltre 320 milioni di euro complessivi: quasi la metà dell’ammontare del fallimento che ha messo in ginocchio Torre del Greco.