Tiziano Valle

Racket, l’imprenditore si difese: «Ho assunto il boss per paura»

Il titolare della Effedi Antincendi si presentò ai carabinieri per denunciare “Paglialone” Ma gli 007 non gli hanno mai creduto: «Un maldestro tentativo per sfuggire alle accuse»

Racket, l’imprenditore si difese: «Ho assunto il boss per paura»

CASTELLAMMARE DI STABIA –  «Sono stato costretto ad assumere Michele Imparato, avevo paura a dirgli “no” perché è un personaggio di grosso spessore criminale». Domenico Fortunato, titolare della Effedi Antincenti, a febbraio 2017 si presentò davanti ai carabinieri di Sant’Antonio Abate, per sporgere una denuncia. Raccontò di quella assunzione fatta per timore di ritorsioni e anche del rifiuto allo stesso Michele Imparato – fratello di Salvatore, boss del rione Savorito a Castellammare di Stabia – di diventare suo prestanome, quando fondò la Iemme Antincendio. Una denuncia allegati agli atti dell’inchiesta che lunedì scorso ha portato all’arresto di 12 persone accusate a vario titolo di associazione per delinquere finalizzata alle estorsioni, al traffico di sostanze stupefacenti e alla detenzione e al porto abusivo di armi. Per gli investigatori quella denuncia dell’imprenditore di Castellammare di Stabia «era solo un maldestro tentativo di sottrarsi alle sue responsabilità». Domenico Fortunato – destinatario di un’ordinanza cautelare di divieto di dimora in Campania – nella giornata di ieri doveva essere ascoltato dal gip del Tribunale di Napoli Leda Rossetti. Ma ha deciso di avvalersi della facoltà di non rispondere. Stavolta ha scelto di stare in silenzio, mentre nel febbraio 2017 era stato lui stesso ad andare dagli investigatori.

La denuncia

Il suo racconto sembra rivelare l’ennesima storia di sopraffazione da parte della camorra. Un criminale che chiede un favore, un imprenditore che teme per la sua incolumità e cede.

Domenico Fortunato raccontò ai carabinieri che tramite l’intercessione di un amico gli era arrivata la richiesta di assumere Michele Imparato, alias zì Peppe, perché con un lavoro stabile l’uomo avrebbe potuto beneficiare dell’affidamento in prova e quindi essere libero di tornare a casa, dopo una lunga detenzione. L’imprenditore raccontò di aver accettato per paura, ma anche che aveva deciso di sfruttato le “qualità” di Imparato come procacciatore d’affari. Fortunato ammise che la sua società dopo l’assunzione di Imparato aveva avuto un aumento di clienti di oltre il cinquanta per cento. Ma che di fatto quell’incremento di lavoro non gli aveva permesso di guadagnare più soldi, perché oltre a Michele Imparato al quale riconosceva 200 euro a settimana, era stato costretto ad assumere anche suo figlio. E questo inevitabilmente gli era costato anche in termini di contributi da versare agli enti previdenziali. Per rendere più credibile la sua denuncia, Fortunato rivelò anche che nel 2016 Imparato – pur restando formalmente un suo dipendente – avrebbe fondato una nuova società, la Iemme Antincendio, e che gli avrebbe proposto di essere il suo prestanome. Ma lui s’era rifiutato. In poco tempo la Iemme Antincendi soffiò quasi tutti i clienti alla Effedi a Castellammare di Stabia.

«Sono stato costretto a fare tutto questo perché vittima dello spessore criminale dell’Imparato e dei sui accoliti, capaci di imporsi su Castellammare di Stabia solo grazie ai loro metodi camorristici», disse l’imprenditore, cercando di rendere più credibile il suo racconto. Le indagini Una denuncia che in realtà non sarebbe mai stata presa in considerazione dagli investigatori. Eh sì, perché i carabinieri di Castellammare di Stabia già da un anno stavano indagando sul business degli estintori e dei dispositivi per la sicurezza sul lavoro. Un lavoro che aveva permesso di accertare la complicità di Domenico Fortunato che proprio grazie allo spessore criminale di Michele Imparato era riuscito a passare dallo status di imprenditore in crisi a quello di titolare dell’azienda che di fatto gestiva il monopolio del settore.